Serbia, il ministro Selakovic: “I vaccini non sono una questione geopolitica ma di umanità”

Il titolare degli Esteri in una intervista ad Agenzia Nova nel corso della visita a Roma

La Serbia sta portando avanti con successo la sua campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in quanto non ha agito in base a considerazioni geopolitiche ma per salvare vite umane. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri della Serbia, Nikola Selakovic, in un’intervista ad “Agenzia Nova” nel corso della sua visita di questi giorni a Roma. “Penso che non sia un segreto geopolitico ma il frutto di un approccio completamente differente”, ha dichiarato Selakovic commentando il successo nelle forniture di vaccini anti Covid ottenute dalla Serbia. A suo modo di vedere, la corsa ai vaccini contro il Covid “non è una questione geopolitica ma di preservazione della salute della popolazione” e “quando hai questa priorità non agisci tramite la lente della geopolitica ma dell’umanità”. Il ministro Selakovic ha evidenziato che, un Paese piccolo e non ricco come la Serbia, ha contribuito al fondo Covax per i vaccini pagando in anticipo 4,8 milioni di euro, “ma da quel momento non abbiamo ricevuto niente” tramite questo programma. “Ciò dimostra che siamo strati costretti a cercare vaccini sul piano bilaterale. E abbiamo acquistato diversi vaccini, due da Ovest e due da Est, dando ai nostri cittadini piena libertà di scelta su quale vaccino ricevere: Pfizer/BionTech, AstraZeneca, Sinofarm o Sputnik V”, ha affermato spiegando che ciò vale anche per i vertici politici: la premier serba Ana Brnabic è infatti stata vaccinata con Pfizer, il presidente del Parlamento Ivica Dacic con Sputnik V e il ministro della Salute Zlatibor Loncar con Sinovac “e sono tutti protetti allo stesso modo”. “Certamente – ha precisato Selakovic – è anche il risultato di un duro lavoro del nostro presidente Aleksandar Vucic, che non ha avuto problemi a parlare direttamente con presidenti di Russia e Cina, Vladimir Putin e Xi Jinping, e con i vertici delle case farmaceutiche per trovare le strade migliori per avere i vaccini”. Il ministro degli Esteri serbo ha quindi evidenziato che Belgrado ha persino condiviso i vaccini con i Paesi vicini: “Abbiamo dimostrato che non possiamo pensare che solo i cittadini della Serbia nell’avere i benefici, ma li abbiamo condivisi e proviamo a condividerli con altri nei Balcani occidentali”.



I rapporti tra Serbia e Italia

La pandemia del Covid-19, secondo il ministro degli Esteri serbo, ha messo in luce anche gli ottimi rapporti bilaterali tra Serbia e Italia. Nel corso della visita Selakovic ha invitato il titolare della Farnesina Luigi Di Maio a recarsi in visita in Serbia. “Questi incontri, specialmente nelle terribili circostanze della pandemia Covid-19, ci stanno dimostrando chi sono i nostri veri amici”, ha dichiarato il ministro, osservando che l’Italia è senza dubbio “uno degli amici della Serbia e del popolo serbo”. A suo modo di vedere, le relazioni bilaterali tra Serbia e Italia “possono essere valutate con il voto migliore, abbiano dei rapporti molto buoni e posso dire persino eccellenti. Questi rapporti non solo limitati ad un settore, ma si articolano su diversi livelli a testimonianza della qualità di queste relazioni: cooperazione economica, politica e culturale, e l’Italia è forte sostenitore dell’integrazione europea della Serbia”.

Selakovic: “Integrazione europea è strategica”

Il ministro degli Esteri serbo ha chiarito nell’intervista ad “Agenzia Nova” che per Belgrado l’integrazione europea rimane una priorità strategica. Rispondendo ad una domanda sul recente rapporto del Parlamento Ue, che ha raccomandato ai cinque Paesi membri che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo a cambiare posizione, Selakovic ha osservato che “il Parlamento europeo ha agito in completo disaccordo con quella che è la posizione ufficiale delle istituzioni dell’Ue, ovvero di neutralità sulla questione del Kosovo, e per cui può mediare il dialogo tra Belgrado e Pristina”. “L’unica cosa che posso dire è che ci sono le dichiarazioni ed i fogli da una parte e ci sono le ovvie posizioni dei rispettivi Paesi dall’altra. Quando parliamo del riconoscimento dell’autoproclamato cosiddetto Kosovo, allora potete vedere che non tutti i Paesi dell’Ue hanno la stessa posizione, in quanto ci sono 5 Paesi membri (Spagna, Grecia, Slovacchia, Romania e Cipro) che non accettano questo tipo di approccio o che sostengono la posizione della Serbia. Ed è la loro stessa posizione che ci permette di avere il dialogo mediato dall’Ue, che per la Serbia è una delle più complesse e importanti questioni non solo nel percorso europeo ma per il futuro e la stabilizzazione dell’intera regione dell’Europa sud orientale”, ha dichiarato Selakovic inquadrando il rapporto del Parlamento europeo come “il risultato di posizioni complesse” all’interno dell’organismo legislativo dell’Ue ed indicando che “alla fine è solo una raccomandazione e quindi spetta sempre a Madrid, Bucarest, Nicosia, Bratislava e Atene decidere se accettare o meno”.



“Siamo sempre preparati e pronti per il dialogo con Pristina e sosteniamo il ruolo dell’inviato speciale Ue Miroslav Lajcak”, ha aggiunto il ministro Selakovic osservando tuttavia che si tratta di un processo molto difficile. “Se guardiamo agli ultimi otto anni, nell’aprile 2013, abbiamo firmato il primo accordo di Bruxelles sulla normalizzazione dei rapporti, che ha previsto quattro obblighi: uno per Pristina e tre per Belgrado. La Serbia ha dato adempimento a tutti questi obblighi, mentre l’unico per il Kosovo – ovvero la creazione dell’Associazione dei comuni a maggioranza serba – non è stato attuato in otto anni. Questo dimostra il loro approccio, ovvero che non sono pronti a dare attuazione agli impegni internazionali”, ha denunciato Selakovic. A suo modo di vedere, inoltre, il nuovo governo kosovaro guidato dal premier Albin Kurti “non ha rispettato la loro stessa Costituzione” che prevede l’assegnazione di due ministeri alla minoranza serba del Kosovo. “Questa è la loro posizione, vogliono procedere in tal senso e questo dimostra che non sono in grado di rispettare le loro stesse regole”, ha ribadito Selakovic secondo cui il dialogo si dovrebbe “basare sulla ricerca del compromesso e ciò non significa che una parte deve rinunciare a tutto e l’altra perdere tutto; compromesso significa che entrambe le parti ottengano abbastanza. Non cesseremo di cercare una soluzione di compromesso, sostenibile anche per le generazioni future”, ha concluso.

I Balcani occidentali

Il capo della diplomazia di Belgrado ha quindi sottolineato che la Serbia sta cercando, per quanto possibile, di portare avanti “un’agenda positiva” tra i Paesi dei Balcani occidentali. “Ciò significa che siamo consapevoli del fatto che la cooperazione economica e il miglioramento dei rapporti economici può rilassare anche i rapporti politici dimostrando che, a dispetto del passato, i Balcani occidentali possono essere uniti nell’Ue per fare qualcosa di buono per i cittadini”, ha dichiarato Selakovic in riferimento all’iniziativa promossa dal presidente Vucic per la creazione di una mini area Schengen nei Balcani. Senza essere uniti nei Balcani occidentali, secondo il ministro, “non possiamo contare in alcun tipo di concorrenza economica” visto il peso della regione in rapporto con l’intera Ue. “Questa è una delle ragioni principali che ha portato Vucic a invitare i premier di Albania e Macedonia del Nord, Edi Rama e Zoran Zaev, a partecipare agli incontri per la mini area Schengen, basata sulle libertà di movimento delle persone, dei beni, dei capitali e dei servizi. Dall’ottobre 2019 ad oggi, nonostante la pandemia, ci sono stati quattro incontri, che hanno posto le basi per l’attuazione dell’iniziativa con i primi accordi sulla libertà di movimento per cui ora le persone dalla Serbia possono recarsi in Albania e Nord Macedonia con la sola carta d’identità e viceversa”, ha dichiarato Selakovic parlando di effetti positivi di questa opportunità unica per il mercato regionale e per la comunità imprenditoriale. “Continueremo a muoverci in questa direzione e ci aspettiamo dagli altri lo stesso impegno in questo progetto”, ha affermato.

Riguardo il processo di adesione della Serbia all’Ue, il ministro Selakovic ha ricordato che “siamo stati il primo Paese ad accettare la nuova metodologia dell’allargamento dell’Ue, perché vogliamo accelerare l’intero processo di adesione”. “Stiamo cercando di riformare la nostra società e siamo impegnati anche che sul dialogo per la normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina”, ha affermato il capo della diplomazia serba indicando l’adozione da parte del governo del suo Paese di “riforme strutturali” sullo stato di diritto, degli emendamenti alla Costituzione per cambiare le procedure sulla nomina dei magistrati ed “un’attenzione speciale” al miglioramento della situazione riguardo la libertà d’espressione e dei media. “Abbiamo cambiato e stiamo ancora cambiando molti aspetti della nostra società”, ha dichiarato Selakovic secondo cui la Serbia è oggi un Paese molto diverso. Come esempio del successo nella trasformazione del Paese, il ministro ha fatto notare che “la Serbia è il Paese leader nei Balcani occidentali per gli investimenti diretti esteri. Nonostante la situazione straordinaria del Covid-19 – ha affermato -, nel 2020 abbiamo attratto 3 miliardi di euro di investimenti diretti esteri” e ciò, a suo dire, “è il migliore sintomo della qualità delle riforme intraprese dalla Serbia in quanto non ci sarebbe azienda europea che investirebbe in un Paese in cui i suoi capitali non siano sicuri e garantiti”. “Negli ultimi tre anni la Serbia ha attratto oltre 10 miliardi di euro in investimenti diretti esteri e questo ci ha aiutato a far calare il tasso di disoccupazione dal 26,9 per cento del 2014 al 7,3 per cento attuale, oltre che a far scendere il rapporto tra debito pubblico e Pil dal 79 per cento del 2014 al 58 per cento attuale sotto controllo come previsto dai criteri di Maastricht”, ha aggiunto Selakovic sottolineando che “queste riforme devono essere valorizzate nel processo di adesione all’Ue”.

Le relazioni con Cina e Russia

Il ministro ha infine parlato dei buoni rapporti della Serbia con Cina e Russia. “La prima cosa che voglio sottolineare è che Serbia è fortemente impegnata verso l’obiettivo strategico di diventare un Paese membro dell’Ue. Da 20 anni tutti i nostri governi sono impegnati su questo e non rinunceremo. Certamente cerchiamo di mantenere buone partnership con i nostri amici di Russia e Cina: siamo un Paese piccolo e non ricco e stiamo cercando di salvare la nostra economia per dare ai cittadini la possibilità di lavorare, guadagnare e vivere in Serbia”, ha chiarito Selakovic. Secondo il ministro, Russia e Cina “ci stanno aiutando in importanti progetti”, partecipando nel pieno rispetto delle regole alle privatizzazioni di importanti complessi industriali in Serbia, come le acciaierie di Smederevo e gli impianti di rame Bor “acquistate da società cinesi dopo che erano state offerte senza riscontro ad aziende Ue”. Secondo il ministro, in ogni caso, se compariamo il livello di cooperazione tra Serbia e Cina e quello tra Ue e Cina “è come paragonare un piccolo insetto con un elefante”. Secondo Selakovic, inoltre, la Serbia sta solo cercando il modo migliore per assicurare ai suoi cittadini la possibilità di vivere e lavorare nel Paese. “Dall’altra parte ci sarebbe sempre possibilità di attendere, non fare niente e far emigrare cittadini, ma questo non è l’approccio di un governo responsabile”, ha dichiarato.

Il ministro Selakovic ha poi fatto notare che il principale partner economico del suo Paese rimane l’Europa, in quanto “il 67 per cento dell’interscambio commerciale della Serbia è con i Paesi membri dell’Ue e i principali investimenti nel Paese provengono sempre dall’Ue. Le società italiane – ha detto – danno lavoro a oltre 26 mila persone in Serbia e ci sono 1.789 aziende con una quota di capitale italiano che operano nel mercato serbo. La Germania è al momento il primo partner economico della Serbia”. Secondo Selakovic, non c’è spazio dunque per la narrativa secondo cui la Cina è il principale partner della Serbia. “E cosa fareste se foste al nostro posto?”, si chiede il ministro facendo l’esempio di una città come Smederevo, con circa 100 mila abitanti: “Se aveste la possibilità di preservare una delle più grandi industrie del Paese la salvereste vendendola ad un partner economico credibile straniero, come nel caso la Cina, o la chiudereste e mandereste a casa oltre 5.000 lavoratori con le relative conseguenze per le loro famiglie?”. “Abbiamo fatto quello che avrebbe fatto chiunque nella nostra situazione”, ha concluso Selakovic, rimarcando che il principale partner economico della Serbia è l’Europa e la priorità strategica del Paese è l’adesione all’Ue.

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