Solinas: “Sospendere il numero chiuso nelle università per combattere carenza personale sanitario”

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La moratoria almeno quinquennale sul numero chiuso per l’accesso alle facoltà, così come un meccanismo che riservi al sistema sanitario che li ha specializzati almeno una quota fissa di neo-specialisti da immettere nelle strutture sanitarie pubbliche, “rappresentano strumenti oramai indispensabili anche se, evidentemente, non di effetto immediato”. Lo afferma il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, a proposito della carenza di medici e di personale del comparto sanitario pubblico (infermieri, tecnici, riabilitazione) che il governatore sardo definisce “emergenza nazionale, non solo sarda”. “Occorrono interventi straordinari per fronteggiare l’emergenza nell’immediato, che solo lo Stato può disporre e autorizzare per garantire ai tutti i cittadini un sistema sanitario equo ed efficiente, dal quale si misura il grado di civiltà e di progresso di un Paese”, ha puntualizzato Solinas. Il presidente della Regione ha puntato il dito sul “blocco del turn over deciso dai precedenti governi regionali” che, spiega, ” ha dilatato a dismisura le carenze degli organici negli ospedali e nei servizi territoriali dell’Isola”. “Per anni – ha detto Solinas – si è ignorato il problema del progressivo impoverimento degli organici, nascondendo la polvere sotto il tappeto senza avere la capacità di guardare al futuro e di intervenire sulle cause di ciò che sarebbe diventato un grave problema nazionale. Anzi, si è proceduto con leggerezza ad una ricerca esasperata del risparmio, dei conti in pareggio, di un apparente risanamento di bilancio senza considerare che il prezzo sarebbe stato pagato dai cittadini con un servizio sempre più in affanno, strutture inadeguate, apparecchiature obsolete, liste d’attesa e disservizi. E’ una situazione che non ammette più ritardi o omissioni”.



Il governatore sardo, citando il professor Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ha evidenziato come nei decenni passati “sia mancata una adeguata programmazione e sia progressivamente venuta meno la strutturazione degli atenei in funzione della crescente richiesta di ingressi, così come il necessario avvicinamento tra studenti, specializzandi e malati”. “Nel quadriennio che si chiude col 2023 – ha aggiunto Solinas – si potrebbe arrivare a un deficit ulteriore di decine di migliaia di medici, il frutto dello squilibrio fra pensionamenti e i nuovi specialisti formati che si prevede scelgano di svolgere il proprio lavoro nella sanità pubblica”. Secondo i dati diffusi da Eurostat, l’Italia ha i medici più vecchi d’Europa con il 54 per cento del totale che ha una età superiore a 55 anni. “I dati sono impietosi, e mostrano che il numero programmato dei nuovi specializzati non è strutturalmente in grado di rimpiazzare i pensionamenti. – ha denunciato il presidente della Regione Sardegna -. È evidente che tutti i sistemi sanitari regionali pagano oggi un evidente errore di programmazione formativa cristallizzata nel numero chiuso in Medicina. Vi sono poi criticità legate alla ripartizione delle borse per settori di specializzazione ed ai meccanismi di mobilità degli specializzati. Vi sono infatti Regioni virtuose, come la Sardegna, che impiegano ingenti risorse proprie per finanziare un significativo aumento delle borse di specializzazione ma vedono poi vanificato questo investimento dall’esodo degli specializzati che rientrano spesso nelle loro città di provenienza”. Solinas si è soffermato anche sul carenza di medici di base: “Negli ultimi due anni, infatti, la Sardegna ha messo a bando e formato graduatorie per i medici di medicina generale su tutte le sedi vacanti, recuperando il ritardo accumulato nei cinque anni precedenti – ha spiegato – Ma anche in questo caso, se a mancare sono i medici la Regione non ha grandi possibilità. Con l’ultima legge approvata ho voluto prevedere una misura incentivante per i medici di base e i pediatri di libera scelta che optino per una sede disagiata, così da cercare di garantire tutti i cittadini che si trovino nelle zone interne e nei piccoli centri”

“Il nodo centrale in definitiva resta comunque la necessità di aumentare il numero dei medici formati coi quali garantire i reparti ospedalieri e la medicina territoriale – ha aggiunto Solinas -. E’ urgente quindi mettere le basi perché il sistema universitario ne possa formare e specializzare di più”. La soluzione proposta dal governatore sardo è “aumentare i laureati in medicina. Non è più tempo di giustificazioni o rinvii. Lo stato deve mettere in campo tutte gli strumenti necessari perché le nostre Università possano garantire percorsi formativi adeguati a soddisfare l’intero fabbisogno nazionale di professionalità, con una programmazione seria ed efficace”. “Occorre una grande mobilitazione politica, una presa di coscienza da parte del governo nazionale che non può semplicemente scaricare sui sistemi sanitari regionali questa emergenza che rischia di divenire una carenza strutturale devastante – ha concluso il presidente della Regione Sardegna – Nonostante la Sardegna abbia diligentemente operato per fronteggiare il problema, destinando cospicue risorse proprie per coprire gli organici con bandi per migliaia di posti, le risposte sono state fino ad ora piuttosto deboli ed hanno confermato un fenomeno di cronicizzazione della mancanza di laureati in medicina e specializzati”.



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