Sostegno internazionale per la stabilità della Giordania dopo il presunto complotto contro il re

Leader di Paesi arabi, ma anche Stati Uniti ed esponenti politici russi, iraniani, turchi e israeliani

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Leader di Paesi arabi, ma anche Stati Uniti ed esponenti politici russi, iraniani, turchi e israeliani hanno manifestato il proprio sostegno per la stabilità e la sicurezza della Giordania, dove sabato, 3 aprile, sono state arrestate 16 persone, accusate di complotto ai danni del sovrano, re Abdullah II. Dal re del Marocco, Mohammad VI, al re del Bahrein, Hamad bin Isa al-Khalifa, e all’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, e all’emiro del Kuwait, Nawaf al Ahmad Al Jaber al Sabah, è giunto il sostegno a re Abdullah II. Il re dell’Arabia Saudita Salman, nel corso di una telefonata, ha espresso l’appoggio “a tutte le misure prese dal re per preservare la sicurezza e mantenere la stabilità”. Solidarietà anche dal presidente egiziano, Abdel Fatah al Sisi, e dal ministero degli Esteri tunisino. Il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, ha detto: “Seguiamo con attenzione le informazioni e siamo in contatto con le autorità giordana”. Il leader del partito israeliano Blu e Bianco, Benny Gantz, ha definito gli arresti una “questione interna”, sottolineando che “una Giordania sicura e prospera è nell’interesse di Israele nell’ambito della sicurezza, della diplomazia e dell’economia”.



Il vice primo ministro giordano, Ayman Safadi, ha detto domenica che l’ex principe ereditario del Paese, il principe Hamza, fratellastro del sovrano, era in contatto con attori stranieri per ordire un complotto volto a destabilizzare il paese ed era stato monitorato per un po ‘di tempo. Le autorità giordane hanno intercettato le comunicazioni tra il principe Hamza e le parti straniere sulla tempistica delle misure per minare la sicurezza della Giordania, ha spiegato Safadi in conferenza stampa. Le prove hanno mostrato che il principe Hamza aveva comunicato con entità esterne, la cosiddetta opposizione giordana, e aveva registrato due video in arabo e inglese in un “tentativo di istigazione”, ha aggiunto Safadi. La moglie del principe Hamza avrebbe preso contatti con un rappresentante di un Paese straniero per assicurarsi la fuga, ha proseguito Safadi. L’intelligence giordana ha intercettato alcune comunicazioni in quella che ha definito “l’ora zero” del presunto complotto. Nel 2004, re Abdullah II aveva tolto il titolo di principe ereditario al fratellastro Hamzah per assegnarlo a suo figlio Hussein bin Abdullah, che aveva solo dieci anni. A partire da quel momento, esistono delle divergenze fra i due rami della famiglia reale.

L’ex principe ereditario e fratellastro di re Abdullah II di Giordania, Hamzah, in un video pubblicato dall’emittente britannica “Bbc”, ha dichiarato di trovarsi agli arresti domiciliari. “Ho avuto una visita del capo di Stato maggiore dell’esercito giordano, che mi ha informato che non sono autorizzato ad uscire da casa, a comunicare con le persone o a incontrarle perché ad alcuni eventi ai quali ho preso parte, anche attraverso i social media, sono state espresse delle critiche nei confronti del governo o del re”, ha spiegto il fratellastro dell’attuale monarca.



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