Spagna, “Abc”: un Paese ricco di minerali strategici ma dipendente dalla Cina

A causa dei tanti progetti paralizzati, Madrid è costretta a rivolgersi a Paesi definiti "inaffidabili"

minerali - Spagna

La Spagna è una miniera di enormi risorse non sfruttate, tuttavia circa 25 progetti per lo sfruttamento di questi minerali strategici sono paralizzati a causa di “questioni ambientali, le proteste di alcuni settori della società, l’immobilità della amministrazioni e le lamentele delle imprese concorrenti. Lo scrive il quotidiano “Abc”, spiegando che questo risorse potrebbero essere impiegate per la fabbricazione di telefoni cellulari, computer, celle a energia solare, automobili elettriche, batterie e innumerevoli altri prodotti tecnologici e industriali. “Nonostante abbia risorse che potrebbero anche essere esportate, la Spagna, come il resto dell’Europa, continua a dipendere dalle forniture di Paesi inaffidabili come la Cina, che ha iniziato a tagliare le spedizioni di alcune materie prime”, prosegue “Abc”, evidenziando come a causa di ciò molte fabbriche sono state costrette a ridurre la loro produzione minacciando un blocco industriale. Il responsabile dell’area Risorse minerarie dell’Istituto geologico e minerario spagnolo, Roberto Martinez Orio, ha spiegato che il paese iberico può contare su almeno 30 minerali dei 17 indicati nella lista stilata dalla Commissione europea, tra i quali figurano (litio, bauxite, titanio e stronzio), depositi che sarebbero “economicamente sfruttabili”. Secondo fonti del settore minerario, la Spagna è terza in Europa in termini di risorse critiche di materie prime e seconda in termini di terre rare, un nome per 17 elementi chimici che sono essenziali per produrre vari prodotti tecnologici, comprese le energie rinnovabili.



Attualmente, il 95 per cento delle terre rare che l’Europa riceve provengono dalla Cina. “Con l’eccezione del cobalto, che è fornito dalla Finlandia, e dell’afnio, che proviene dalla Francia, il principale fornitore di tutte le altre materie prime viene da fuori Europa. Le conseguenze geopolitiche di questa dipendenza non sfuggono a nessuno”, ha evidenziato Martinez Orio. Il direttore generale della Confederazione nazionale degli imprenditori minerari e metallurgici (Confedem), Vicente Gutierrez Peinador, ha sottolineato come sia difficile avviare un progetto minerario in Spagna ricordando che ci sono circa 25 progetti in vari “cassetti” dell’amministrazione spagnola in attesa di ricevere i permessi necessari per l’estrazione. “Lo sfruttamento di queste riserve di ingegneria metallica di tutti i tipi equivarrebbe a creare circa 20 mila posti di lavoro e comporterebbe circa 6 mila-8 mila miliardi di euro di investimenti stranieri”, ha aggiunto il direttore generale di Confedem. “L’attività mineraria di oggi, soprattutto nell’Unione Europea, risponde a standard che sono molto lontani da quelli degli anni di sviluppo degli anni 60, 70 e 80. Da allora, ci sono stati molti cambiamenti legislativi che hanno reso l’attività mineraria sempre più ecologica”, ha spiegato Martinez Orio nel commentare le proteste di diverse associazioni ambientaliste.

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