Spagna-Marocco, la crisi dei migranti a Ceuta riapre il dibattito sul Sahara occidentale

Per la stampa spagnola si tratterebbe di una ritorsione del governo marocchino causata dall'accoglienza riservata a Ghali, leader del Fronte Polisario

marocco ceuta

L’arrivo nelle exclavi spagnole di Ceuta e Melilla di circa 8 mila migranti irregolari provenienti dal Marocco nelle ultime 48 ore ha riacceso l’attenzione sulla questione irrisolta sulla sovranità della regione del Sahara occidentale. Per la stampa spagnola, infatti, ci sono pochi dubbi, l’arrivo massiccio di migranti sarebbe una “ritorsione” del governo marocchino causata dall’accoglienza riservata “per motivi sanitari e umanitari” a Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario, il movimento che lotta per l’autodeterminazione del Sahara occidentale. Ghali, affetto da Covid-19, è stato curato in Spagna. Secondo “El Pais”, l’esecutivo di Pedro Sanchez ha accettato il suo ricovero sotto falso nome dopo la richiesta dell’Algeria, un partner di grande valore strategico e primo fornitore di gas al mercato spagnolo, provocando, tuttavia, la dura reazione del Marocco. L’annessione da parte del Marocco nel 1975 del Sahara occidentale aveva provocato la ribellione da parte del Fronte Polisario, a sua volta appoggiato dalla vicina Algeria.



Dopo quasi 30 anni di cessate il fuoco raggiunto grazie ad un negoziato portato avanti dalle Nazioni unite, le ostilità tra il Polisario e il Marocco sono riprese a metà novembre a seguito del dispiegamento di truppe marocchine in una zona cuscinetto nell’estremo sud del Sahara occidentale per allontanare gli elementi del Polisario che bloccavano l’unica rotta commerciale verso l’Africa occidentale. Il Fronte Polisario ha proclamato l’indipendenza della cosiddetta Repubblica democratica araba saharawi il 27 febbraio 1976. Ad oggi, tuttavia, la repubblica è riconosciuta da circa 85 paesi, ma non dalle Nazioni Unite e dall’Unione europea: la metà di questi Stati hanno peraltro “congelato” il riconoscimento per diversi motivi. Secondo “El Pais”, il riconoscimento nel dicembre scorso da parte dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, della sovranità marocchina sul Sahara occidentale ha spinto Rabat a esercitare una pressione senza precedenti sulla Spagna e l’Unione europea per “uscire dalla zona di comfort” favorita dall’operato dell’Onu. La ministra degli Esteri spagnola, Arancha Gonzalez Laya, ha mantenuto la posizione tradizionale di rispetto per una soluzione concordata sotto l’egida delle Nazioni Unite e questo, secondo il quotidiano “El Mundo” ha “irritato il Marocco” che ha sospeso sine die l’annunciato vertice bilaterale.

Se il governo di Rabat fino a questo momento ha taciuto sull’arrivo massiccio di migranti delle scorse ore, l’ambasciatrice marocchina in Spagna, convocata dal ministero degli Esteri spagnolo, ha affermato che nelle relazioni tra i Paesi ci sono “atti che hanno conseguenze” e che “devono essere assunti”, riferendosi implicitamente alla vicenda Ghali. Domenica notte, in Marocco si sarebbero diffuse voci (confermate da fonti di sicurezza spagnole) sul “lassismo e l’insolita passività delle forze di sicurezza marocchine sulla costa”. Quest’atteggiamento avrebbe spinto centinaia di persone, molte delle quali famiglie e minori, ad avvicinarsi a nuoto o a piedi ai frangiflutti che determinano il confine tra il Marocco e la città autonoma spagnola in Nord Africa. Il governo iberico sta lavorando su diversi fronti per risolvere la più grave crisi diplomatica da quando Pedro Sanchez è alla guida del Paese, coinvolgendo i partner europei, ma anche il leader dell’opposizione del Partito popolare (Pp), Pablo Casado. Non a caso oggi il vice presidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha affermato che sulla questione migratoria l’Europa “non si farà intimidire da nessuno” chiarendo che ciò che è avvenuto a Ceuta “non è un problema solo per la Spagna, ma per tutti”.



Diversi quotidiani spagnoli hanno sottolineato che, se da una parte il Marocco avrebbe “consentito” la partenza in massa dai suoi territori, dall’altra ha accettato di riammetterli e, secondo gli ultimi dati resi noti dal ministero dell’Interno, 4.800 persone sono già tornate dal lato marocchino del confine. Da Rabat, tuttavia, non sono giunti particolari dettagli sulla procedura seguita per rimpatriare migliaia di persone in tempo record. Ieri il governo spagnolo ha schierato l’Esercito a Ceuta per contenere l’ondata di immigrati supportato da oltre 200 agenti della Polizia nazionale e della Guardia Civil inviati come rinforzi. Una fonte esperta in immigrazione consultata dal quotidiano “El Pais” ha rivelato che questa vicenda mette sul tavolo la “contraddizione” che il governo spagnolo si trova ad affrontare quando si verificano degli arrivi a Ceuta e Melilla. “Da un lato, le azioni della Guardia Civil sono state sistematicamente salvate dai tribunali ogni volta che sono state denunciate. D’altra parte, queste azioni sono difficili da spiegare quando, come è successo ora, migliaia di persone vengono rimpatriate senza la minima possibilità di verificare la loro situazione personale. In merito alla situazione dei minori giunti a Ceuta e Melila, l’accordo di restituzione non dovrebbe essere applicato per tutelare l’interesse superiore del minore che deve avere la precedenza. In tal senso, il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha affermato che nessuno di loro è stato rimpatriato.

Secondo il quotidiano “El Mundo” la crisi scatenata a Ceuta ha provocato forti preoccupazioni all’interno dei servizi antiterrorismo spagnoli. Sia la Guardia Civil, che la polizia e il Centro nazionale d’intelligence (Cni) temono che la reazione del Marocco nelle ultime ore potrebbe compromettere seriamente la collaborazione nella lotta contro lo Stato islamico in quanto la collaborazione di Rabat sarebbe “essenziale” per individuare le cellule di estremisti radicali e alcuni profili più pericolosi presenti in Spagna. Gli specialisti della lotta antiterrorismo consultati da “El Mundo” hanno ricordato che grazie alla collaborazione marocchina, è stata rilevata la presenza di più di mille persone sospettate di avere legami con movimenti jihadisti e una “percentuale molto significativa” è stata individuata grazie alle informazioni fornite dalle autorità di Rabat. “Il Marocco riesce persino a infiltrarsi nelle strutture jihadiste, cosa che è molto difficile per noi”, hanno ammesso i servizi spagnoli. Un motivo in più per Madrid e Rabat per trovare un’intesa sulla quanto prima vicenda di Ceuta e risolvere una situazione sempre più complessa da gestire.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram