Spari nel carcere di Frosinone, spunta l’ipotesi della pistola consegnata al detenuto con un drone

Massimo Costantino della Cis: "Ormai la sola vigilanza di uomini non è più sufficiente, serve supporto tecnologico"

Carcere Frosinone

I colpi di pistola esplosi da un detenuto all’interno del carcere di Frosinone, ieri pomeriggio, non avrebbero arrecato ferimenti ad altri detenuti come riferivano ieri fonti sindacali. Il 28enne campano responsabile degli spari, è appartenente ad un clan malavitoso e, per questo, detenuto nel settore Alta sicurezza (As) del penitenziario ciociaro. Nonostante questo è riuscito a procurarsi una pistola per seminare il panico nella sua sezione esplodendo colpi contro alcuni detenuti con i quali, due giorni prima, aveva litigato. Non è chiaro se la circostanza che nessuno sia rimasto ferito sia riconducibile alla volontà dello sparatore di voler sono spaventare, oppure se si sia trattato di un fatto fortuito.



Al momento la preoccupazione maggiore resta il mistero per come l’uomo si sia dotato dell’arma. L’ipotesi più plausibile, e che sconfesserebbe qualsiasi possibile complicità da parte di qualche elemento della penitenziaria, è che l’arma sia arrivata nel carcere trasportata da un drone. Una ipotesi tutt’altro che sottovalutata e che fa salire il livello di guardia. “Servono risorse economiche per dotare il personale penitenziario di strumenti tecnologici necessari a garantire la sicurezza nei penitenziari”. Lo sostiene Massimo Costantino della Cisl che ipotizza anche la possibilità di “coprire con reti le aree dove i detenuti sono all’aperto, oppure installare sistemi che rilevano il passaggio di droni. Ormai la sola vigilanza di uomini non è più sufficiente. A Frosinone, quindi, oltre al personale pericolosamente sotto organico, serve anche tecnologia un apporto tecnologico”.

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