Starace (Enel): “Contro il caro gas servono più rinnovabili”

Nel piano industriale si impegna a portare Enel a emissioni zero non più nel 2050, ma nel 2040

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Enel rimarrà un’azienda elettrica, ma l’elettricità ci sta portando in mondi finora sconosciuti, dove ci sono grandi opportunità per i nostri clienti e per noi. Lo ha detto a “la Repubblica” Francesco Starace, il quale guida dal 2014 un gruppo che, spiega, sta cambiando pelle: “L’elettricità conquista fette crescenti dell’utilizzo di energia nel mondo, quindi è fantastico essere già in questo settore ed è bello vedere che altri – ad esempio le compagnie petrolifere – stanno provando ad entrarci”. Nel piano industriale si impegna a portare Enel a emissioni zero non più nel 2050, ma nel 2040: “La data del 2040 l’abbiamo fissata a ragion veduta dal punto di vista economico e con una convenienza doppia: in primo luogo si abbattono i costi della produzione di energia spostandosi sulle rinnovabili; poi si elimina la dipendenza dalle fonti fossili, che come stiamo vedendo anche in questi mesi hanno prezzi molto volatili”. “Inoltre, – aggiunge – smetteremo di emettere CO2, cosa che fa bene a tutti, visto che ci siamo impegnati a essere a emissioni zero e non a emissioni nette zero”.



Quanto all’allarme sui costi della transizione energetica che si leva da più parti: “Quando sento parlare di costi della transizione penso che ci sia una certa confusione semantica: attuarla è conveniente e quello che si affronta oggi non è un costo, ma un investimento sul futuro. Nel 2019 abbiamo fatto uno studio con Ambrosetti che mostra come in Italia la transizione vale fino a 23 miliardi di euro, con un numero netto di posti di lavoro creati che va da 100 a 170 mila”. “Poi – osserva l’amministratore delegato – è chiaro che, come accade per ogni svolta tecnologica, c’è chi si adatta prima e chi invece non riesce o non vuole adattarsi e rischia di scomparire. Per questo nel piano industriale di Enel è previsto che da qui al 2030 investiremo circa 210 miliardi; circa 160 nostri e altri 50 da parte di altri soggetti che coinvestiranno con noi in iniziative comuni. Questi investimenti andranno nelle reti elettriche, essenziali per la progressiva elettrificazione dei consumi, e nelle rinnovabili, essenziali alla progressiva decarbonizzazione dell’energia elettrica”.

Starace parla di territori inesplorati dell’elettricità: “Prima di tutto proprio la mobilità: siamo partiti quattro anni fa con l’idea di mettere un’infrastruttura di ricarica pubblica in Italia e adesso a livello globale siamo a poco meno di 20 mila punti di ricarica pubblica e con quelli privati arriviamo a 150 mila. Ma questi punti nel 2030 arriveranno a quattro milioni. Si apre un mondo di servizi a chi ha un’auto elettrica, di possibilità di nuovi business: ad esempio quello di mettere la batteria dell’auto, quando non è utilizzata, a disposizione della rete elettrica, che ha sempre più bisogno proprio di batterie per essere bilanciata”. “Su questo fronte – continua – lanceremo sul mercato una società dedicata proprio a questo grande mondo nuovo che vedrà la luce nei prossimi mesi per essere poi messa sul mercato a livello mondiale”. Insomma, un futuro di elettricità messa in rete: “Assolutamente sì, e questo si può fare solo grazie al digitale”, ha concluso Starace.



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