Sterilizzazioni forzate, la giustizia del Perù torna a decidere se aprire il processo contro Fujimori

Si stima che tra il 1996 e il 2000 furono eseguiti circa 300 mila interventi

fujimori

La giustizia del Perù torna oggi a riunirsi per decidere se aprire o meno un processo nei confronti dell’ex presidente, Alberto Fujimori, per il reato di sterilizzazioni forzate a lui attribuito. Si tratta della quinta sessione indetta dal giudice Rafael Martin in oltre un mese, sotto la pressione delle associazioni dei difensori dei diritti umani. L’accusa rimonta al Programma di salute riproduttiva e pianificazione familiare portato avanti dal 1996 al 2000, periodo durante il quale si registrò un incremento sensibile della cosiddetta “anticoncezione chirurgica volontaria”, l’intervento di chiusura delle tube e la vasectomia. Un programma che, riassume la procura, si concentrava nelle zone meno abbienti del Paese per evitare il sovraffollamento.



Si stima che in quel periodo furono eseguiti circa 300 mila interventi, di cui oltre 272 mila sulle donne, anche se non si conosce la percentuale delle operazioni realmente volontarie. Al momento ci sono almeno ottomila vittime che hanno iscritto il loro nome nell’apposito registro aperto dal ministero di Giustizia e diritti umani dal 2016. La denuncia formale di sterilizzazione forzata è stata fatta per poco più duemila abitanti, 1037 dei quali hanno riportato lesioni gravi e cinque sarebbero morti in conseguenza dell’intervento. Una stima considerata al ribasso dal momento che la maggioranza delle vittime potrebbe non aver avuto accesso alla giustizia, vuoi per preparazione culturale, vuoi per collocazione geografica.

Alberto Fujimori, presidente del Perù dal luglio del 1990 al novembre del 2000, è stato condannato a 25 anni di carcere per reati contro l’umanità. In particolare gli si addebita la responsabilità delle efferate azioni sferrate dai gruppi paramilitari nei confronti di presunti terroristi di “Sendero lumionso”, il più importante dei quali – il cosiddetto “Grupo Colina” – è autore dei pesanti massacri di Barrios Altos (1991) e La Cantuta (1992). Nel 2000, incalzato dal montare delle accuse in patria, Fujimori aveva approfittato di una trasferta istituzionale in Brunei per recarsi in Giappone, paese di cui ha il passaporto, e da lì, consegnare le dimissioni via fax. Lima aveva a lungo chiesto a Tokyo, senza successo, di estradare l’ex presidente. Fujimori è stato però arrestato nel corso di un viaggio fatto a bordo di un aereo privato in Cile. Qualche mese dopo sarebbe tornato in patria per iniziare ad affrontare i processi.



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