Sud Sudan: alleato storico di Machar lascia il Movimento di opposizione armata

Henry Dilah Odwar non ha fornito alcun motivo per le sue dimissioni

L’alleato di ferro del vicepresidente sud sudanese Riek Machar, Henry Dilah Odwar, ha abbandonato il Movimento di liberazione del popolo sudanese all’opposizione (Splm-Io). Odwar, riferisce “Sudan Tribune”, non ha fornito alcun motivo per le sue dimissioni, ma la recente defezione di una parte del movimento di lotta armata – che sotto il comando dell’ex capo di Stato maggiore dell’esercito Simon Gatwech Dual ha disconosciuto la leadership di Machar – getta un’ombra sul suo allontanamento. Fonti vicine alla presidenza sostengono che il vero motivo della rinuncia di Odwar sia quello di far deragliare l’unificazione delle ex forze ribelli e governative in un nuovo esercito nazionale, una parte fondamentale dell’accordo di pace del 2018 e che lo stesso presidente Salva Kiir è tornato ieri a chiedere con forza. Secondo altre fonti, sarebbe invece quasi certo che Odwar si sia unito ai defezionisti dell’Splm-Io, gruppo noto come Kitgwang dal nome della dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi in cui hanno disconosciuto Machar come loro leader, proclamando al suo posto lo stesso Dual.



In un annuncio solenne, il presidente Kiir ha chiesto l’unificazione immediata del comando delle forze armate e ha incaricato il primo vicepresidente del paese, Riek Machar, e il vicepresidente Hussein Abdelbagi Akol di presentare la loro lista di candidati per il comando congiunto. “La presidenza ordina con forza l’immediata cessazione delle ostilità tra le forze Splm/A-Io, sotto il comando di Riek Machar Teny, e le forze separatiste Splm/A-Io, sotto il comando del generale Simon Gatwech Dual”, si legge in un comunicato diffuso dalla presidenza al termine di una riunione di emergenza convocata dal capo dello Stato per discutere della recente Dichiarazione di Kitgwang, con la quale la fazione del Movimento di liberazione del popolo sudanese all’opposizione (Splm-Io) guidata dall’ex capo di Stato maggiore dell’esercito Simon Gatwech Dual ha annunciato la destituzione di Machar come leader del partito e del suo braccio armato, l’Esercito di liberazione del popolo all’opposizione (Spla-Io). Kiir ha precisato che il comando unificato comprende le forze di difesa del popolo del Sud Sudan, i servizi di polizia e di sicurezza nazionale, il servizio carcerario, le forze forestali e la protezione civile. L’appello è un tentativo in extremis da parte del capo dello Stato di placare le violenze scoppiate nel fine settimana fra i sostenitori dell’una e dell’altra fazione armata dopo che Machar ha respinto la propria destituzione da parte dei secessionisti. Violenti scontri hanno interessato sabato scorso lo Stato dell’Alto Nilo, con un alto bilancio di vittime: le forze di Machar hanno dichiarato di aver ucciso due comandanti e oltre 27 soldati “nemici” perdendo tre dei loro uomini, mentre quelle guidate dal generale Simon Gatwech Dual – che si è autoproclamato nuovo leader del Spla-Io – hanno affermato in una nota di aver ucciso 28 persone e di averne perse quattro nei loro ranghi.

All’incontro convocato dal capo dello Stato hanno partecipato Machar e i vicepresidenti James Wani Igga, Abdelbagi Taban Deng Gai e Rebecca Nyandeng De’Mabior, oltre che il consigliere presidenziale per gli Affari di sicurezza, Tut Gatluak Manime, e il ministro degli Affari presidenziali, Barnaba Marial Benjamin. Un dialogo che si è tenuto in modo collegiale, come prescritto dall’Accordo rivitalizzato sulla risoluzione dei conflitti nella Repubblica del Sud Sudan (R-Arcss). Come riferito da “Sudan Tribune”, nel corso della riunione ci sono state richieste alle parti dell’accordo di pace di aderire allo spirito di pace, riconciliazione e guarigione. La presidenza di Giuba ha inoltre ordinato al Meccanismo di supervisione della sicurezza (Ssm) e al Meccanismo di transizione, monitoraggio e verifica dell’accordo di sicurezza del cessate il fuoco (Ctsamvm) di visitare le aree di conflitto per garantire la calma e prevenire ulteriori violenze. All’appello di lavorare per la ripresa del dialogo si è unita anche l’Autorità intergovernativa per lo Sviluppo (Igad), che ha invitato le due fazioni rivali dell’Esercito di liberazione del popolo all’opposizione (Spla-Io) a rappacificarsi. In un messaggio pubblicato su Twitter, il segretario esecutivo dell’Igad, Workneh Gebeyehu, ha dichiarato di aver “invitato i leader dell’Splm/Spla-Io ad aprire vie di dialogo per risolvere le controversie in modo pacifico in modo da salvaguardare l’attuazione dell’accordo rivitalizzato sulla risoluzione del conflitto”. La dichiarazione seguiva una riunione di emergenza Igad convocata lunedì scorso alla presenza dei ministri degli Esteri del blocco regionale, nel corso della quale l’Authority ha sottolineato che gli ultimi sviluppi politici e militari nel paese necessitano particolare attenzione. Il blocco dell’Africa orientale è stato un attore chiave nei colloqui di pace che nel 2018 hanno portato alla fine della guerra civile sud sudanese tra le forze fedeli a Machar e dell’attuale presidente ed ex nemico Salva Kiir, nella quale sono state uccise quasi 400 mila persone nell’arco di cinque anni (2013-2018).



Nell’annunciare la decisione di destituire Machar dal suo ruolo, l’Splm-Io ha spiegato in una nota che questa è stata presa dopo un incontro di tre giorni tenutosi nello Stato sud sudanese dell’Alto Nilo. “Durante l’incontro, la leadership del comando militare ha discusso questioni serie che hanno affrontato il motivo per cui il presidente e comandante in capo Riek Machar Teny Dhurgon è fuggito dal movimento senza consultare la leadership militare, scegliendo di andare a Giuba e di prendere con sé tutte le forze politiche, ed essendo nominato tre giorni dopo e prestando giuramento come primo vicepresidente della Repubblica del Sud Sudan”, si legge nel documento consultato da “Sudan Tribune”. La fazione scissionista dell’Splm-Io accusa Machar di aver “completamente fallito nel sistema di governance” e afferma che la sua “incompetenza” non permette al Paese di avere né una leadership solida, né uguaglianza trasparente ed efficace. Machar, sostengono i defezionisti, ha messo in atto negli ultimi otto anni una politica di “divide et impera” all’interno del movimento, fattore che ha portato a molte divisioni come a luglio 2015, agosto 2016 e marzo 2020. Oltre all’autoproclamato nuovo leader Simon Gatwech Dual, il gruppo di generali defezionisti dell’Splm-Io – firmatari della Dichiarazione di Kitgwang – comprende il generale Johnson Olony del comando del settore uno e il generale Thomas Mabor Dhoal del comando del terzo settore. Nella dichiarazione, di cui una copia è stata inviata anche al blocco regionale Igad, i defezionisti dell’Splm-Io ribadiscono tuttavia il loro pieno sostegno e della fazione tutta nell’attuazione dell’accordo di pace rivitalizzato firmato nel settembre 2018, chiedendo a tutti i gruppi etnici, politici, giovanili e religiosi di sostenere l’integrità del Paese. In precedenza, osserva “Sudan Tribune”, l’ufficio del primo vicepresidente aveva affermato che Dual non era più capo dell’Spla-Io.

All’annuncio della destituzione di Machar da leader del partito e delle forze militari Spla-Io è seguita la pronta smentita dello stesso vicepresidente. Machar ha negato di essere stato destituito dalla guida del Movimento di liberazione del popolo sudanese all’opposizione (Splm-Io) e sostituito dal generale Simon Gatwech Dual. Dopo aver convocato una riunione di emergenza del movimento di opposizione armata, riferisce “Sudan Tribune”, il vicepresidente del Paese ha sostenuto che l’annuncio della sua destituzione “ha lo scopo di far deragliare la formazione del comando unificato, la graduazione e il dispiegamento delle forze unificate”, tutti aspetti che – ha detto – “rimangono una priorità eccezionale dopo la conclusione della ricostituzione della legislatura nazionale”. Le dichiarazioni di Machar aggiungono di fatto un nuovo tassello a quella che sembra a tutti gli effetti una lotta di potere all’interno del principale movimento di opposizione del paese, e la cui stabilità rimane cruciale nel quadro dell’attuazione dell’accordo di pace firmato nel 2018 a Giuba dallo stesso Machar con il presidente Salva Kiir, primo passo concreto per un cessate il fuoco ancora di fragile equilibrio. In questo contesto la figura di Dual ha un peso non irrilevante dopo che a giugno scorso il generale ha rifiutato la nomina – attribuitagli dal presidente Kiir – di consigliere per la pace, preferendo difendere come condizioni l’attuazione di tutte le disposizioni dell’accordo rivitalizzato del 2018, come l’accordo di sicurezza.

Il governo di transizione rivitalizzato di unità nazionale (RtGoNu) del Sud Sudan e i principali ex gruppi armati del Paese avevano di recente firmato a Roma due documenti nei quali hanno stabilito un’agenda comune e si impegnano a lavorare insieme per raggiungere un accordo di pace definitivo tra le parti. Ne ha dato notizia la Comunità di Sant’Egidio, mediatrice nei colloqui che si sono svolti nella sua sede a Roma dal 15 al 18 luglio alla presenza di rappresentanti governativi e delle delegazioni del South Sudan Opposition Movements Alliance-South Sudan United Front/Army (Ssoma Ssuf/A), del Ssoma-Real Sudan People’s Liberation Movement (Ssoma Real Splm), oltre che di osservatori della comunità internazionale. Nella quattro giorni di incontri, che si inseriscono nel quadro dell’Iniziativa di Roma, le parti hanno firmato due documenti: la roadmap per l’inclusione di Real Splm e Ssuf/A nel meccanismo di verifica del cessate il fuoco (Ctsamvm) e la roadmap del dialogo politico sulle cause del conflitto, al termine della quale le parti si sono impegnate alla firma di un’intesa generale. Con il primo accordo, spiega la Comunità di Sant’Egidio, Ssoma si impegna a stabilire un contatto di comunicazione con il Ctsamvm; a partecipare ad un workshop tecnico, che sarà organizzato da Ctsamvm e Sant’Egidio con Igad e Rjmec dal 2 al 5 settembre prossimi; a promuovere un corso di formazione per i militari, che saranno impiegati nelle strutture del Ctsamvm. Il secondo documento firmato dalle delegazioni impegna le parti in un’agenda di incontri che si terranno a Roma nei mesi settembre, ottobre e novembre 2021 e che porteranno, secondo l’auspicio dei mediatori di Sant’Egidio e degli osservatori internazionali, ad un accordo definitivo di pace tra le parti. All’incontro erano presenti rappresentanti dei governi di Etiopia, Kenya, Uganda, Sudan, Svizzera e Giappone, nonché rappresentanti dell’Unione Europea, di Igad, Unmiss, Rjmec e Ctsamvm, che hanno sostenuto i progressi compiuti

In questo contesto, e prima degli ultimi sviluppi in seno all’Splm-Io/Spla-Io, rimaneva tuttavia alta l’attenzione sull’attuazione del cessate il fuoco in Sud Sudan, dove non sono di fatto mai cessati completamente gli scontri tra le diverse fazioni armate. Gli osservatori internazionali del Meccanismo di monitoraggio e Verifica del cessate il fuoco e degli Accordi Transitori di Sicurezza in Sud Sudan (Ctsamvm) hanno espresso preoccupazione per il proseguire di scontri che minano l’attuazione dell’accordo di pace rivitalizzato concluso nel 2018. “Ci preoccupa il fatto che se questa situazione continua, ci sono rischi per l’attuazione dell’accordo rivitalizzato, in particolare sul cessate il fuoco”, ha detto in conferenza stampa Teshome Gemechu Aderie, presidente del Ctsamvm. L’organismo formato da membri internazionali ha citato in particolare gli scontri registrati nello Stato dell’Equatoria centrale, che hanno coinvolto secondo le testimonianze le forze governative ed il Fronte di salvezza nazionale (Nas), uno dei gruppi armati attivi nella regione. Ci sono inoltre stati attacchi violenti in diversi centri segnalati nello stato dell’Alto Nilo, dove vengono addestrate le forze militari. Gli osservatori hanno quindi esortato la leadership dell’ente regionale Igad a sollecitare le autorità del Sud Sudan a intraprendere azioni urgenti per impedire la disintegrazione dei campi di addestramento “impedendo la laurea dei tirocinanti e la formazione di un esercito nazionale unificato”. Ad aprile, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva avvertito sui rischi di un ritorno a un conflitto su vasta scala in Sud Sudan, a causa della troppo lenta attuazione dell’accordo di pace. Quest’ultimo è stato firmato a settembre del 2018 dal presidente Salva Kiir e dal suo ex rivale ed attuale vicepresidente Riek Machar, ma l’insicurezza è ancora diffusa nel Paese.

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