Sudafrica: l’Alta corte nega la sospensione dell’arresto di Zuma

L'ex capo dello Stato resterà in arresto nel carcere di Estcourt per scontare una condanna a 15 mesi

zuma

L’Alta corte del KwaZulu-Natal, in Sudafrica, ha rigettato la richiesta dell’ex presidente Jacob Zuma di sospendere il suo arresto. È quanto stabilito in una sentenza pronunciata oggi dal giudice Bhekisisa Mnguni. L’ex capo dello Stato resterà così in arresto nel carcere di Estcourt per scontare una condanna a 15 mesi di carcere inflittagli la scorsa settimana dalla Corte costituzionale. Zuma si è consegnato alla polizia nella tarda serata di mercoledì scorso per iniziare a scontare una condanna a 15 mesi di carcere per oltraggio alla corte, pochi minuti prima della scadenza del termine imposto prima del suo arresto. La polizia aveva infatti avvertito di essere pronta ad arrestare Zuma entro la mezzanotte di mercoledì per far rispettare la sentenza, a meno che la Corte suprema non avesse ordinato diversamente. La scorsa settimana la Corte Costituzionale ha condannato Zuma a 15 mesi per aver ignorato la convocazione dei giudici che lo stanno indagando nell’ambito della maxi inchiesta per corruzione che lo vede coinvolto in relazione a fatti commessi durante la sua presidenza. In un’ultima disperata difesa legale, Zuma si era rifiutato di costituirsi alle autorità entro domenica sera, come ordinato inizialmente dalla sentenza, in base alla quale la polizia avrebbe avuto tre giorni per arrestarlo se non si fosse arreso.



Martedì scorso l’ex capo dello Stato aveva fatto un altro tentativo per eludere l’incarcerazione presentandosi in tribunale per chiedere la sospensione dell’ordine di arresto nei suoi confronti. L’avvocato di Zuma, Dali Mpofu, aveva dichiarato all’Alta corte di Pietermaritzburg – che sta portando avanti l’inchiesta per corruzione che vede coinvolto il suo assistito – che stava “effettivamente” cercando di interdire l’esecuzione del mandato di cattura per un uomo che compirà 80 anni il prossimo anno e le cui “condizioni di salute sono incontestabilmente precarie”, oltre a non essere a rischio di fuga. L’ex presidente, costretto alle dimissioni nel febbraio 2018 a seguito delle inchieste per corruzione nei suoi confronti, ha organizzato un duplice tentativo di evitare il carcere dopo che la scorsa settimana la Corte costituzionale, la massima autorità giudiziaria del Paese, lo ha condannato a 15 mesi di carcere ritenendolo colpevole di oltraggio ai giudici per aver ignorato una citazione del tribunale di Pietermaritzburg a comparire per testimoniare nell’inchiesta sugli atti di corruzione durante il suo periodo al potere. Dopo la sentenza, la Corte ha intimato a Zuma di costituirsi entro la mezzanotte di domenica scorsa, in caso contrario sarebbe stato arrestato entro i tre giorni successivi, tuttavia la polizia aveva inizialmente affermato che avrebbe fatto alcuna mossa per arrestare Zuma fino a quando l’ex presidente non avesse completamente esaurito la sua battaglia legale contro la sentenza. L’ex capo dello Stato ha separatamente chiesto alla Corte Costituzionale di riconsiderare e revocare il suo ordine di detenzione e l’udienza è attesa per il prossimo 12 luglio.

Zuma ha denunciato la violazione dei suoi diritti, sostenendo che il governo dell’apartheid, contro il quale ha combattuto, lo trattasse meglio di quello attuale, e ha detto ai giornalisti di aver sempre combattuto contro le ingiustizie. “I miei diritti costituzionali sono stati violati. Non c’è bisogno che io vada in prigione oggi”, ha detto l’ex presidente parlando ai giornalisti nella sua fattoria di Nkandla, nella provincia di Kwa-Zulu Natal, dove centinaia di suoi sostenitori si sono radunati domenica sera nel giorno in cui scadevano i termini per consegnarsi alle autorità. “Quando ho visto la polizia qui mi sono chiesto come faranno a prendermi, come faranno a superare tutte queste persone”, ha detto Zuma. Dopo aver condannato Zuma, la Corte costituzionale ha comunque accettato di ascoltare la sua richiesta per la revoca della condanna. In una dimostrazione di forza, i lealisti vestiti con le insegne del Congresso nazionale africano (Anc) si sono radunati fuori dalla fattoria di Nkandla da alcune settimane chiedendo le dimissioni dell’attuale presidente Cyril Ramaphosa, sollevando i rischi di una grave spaccatura all’interno del partito.



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