Sudafrica: oltraggio alla corte, ex presidente Zuma condannato a 15 mesi di carcere

La prossima udienza del processo per corruzione è in programma per il 19 luglio

zuma

La Corte costituzionale del Sudafrica ha condannato a 15 mesi di carcere l’ex presidente Jacob Zuma ritenendolo colpevole di oltraggio ai giudici per aver ignorato una citazione del tribunale di Pietermaritzburg a comparire per testimoniare in un’inchiesta sulla corruzione durante il suo periodo al potere. Il presidente della commissione speciale d’inchiesta giudiziaria che sta indagando sulle accuse, Raymond Zondo, ha chiesto per Zuma una condanna di due anni. La prossima udienza del processo che vede imputato Zuma per corruzione è invece in programma per il prossimo 19 luglio. L’ex capo dello Stato – costretto alle dimissioni nel febbraio 2018 per via dei molteplici scandali che hanno caratterizzato la sua presidenza – si è finora dichiarato non colpevole di tutti i 18 capi di imputazione che pendono nei suoi confronti, tra cui quelli di racket, corruzione, frode, evasione fiscale e riciclaggio di denaro, in relazione ad un affare di compravendita di armi di stato da 2 miliardi di dollari che vede coinvolta anche la compagnia francese Thales. Il 79enne ex presidente afferma di essere vittima di una “caccia alle streghe” politicamente motivata che coinvolge i suoi nemici all’interno del Congresso nazionale africano (Anc), il partito al governo in Sudafrica, e non solo.



Nei mesi scorsi i legali di Zuma hanno presentato una nota con la quale chiedono di ritirarsi dalla sua rappresentanza dopo che l’assistito ha perso un ricorso nel quale chiedeva di essere esonerato dal pagamento delle spese processuali nel caso di corruzione che lo vede coinvolto. I giudici della Corte suprema d’appello hanno infatti respinto il ricorso, ritenendo che non esistesse alcun motivo di “interesse nazionale” per giustificare il pagamento di tali spese da parti dello Stato sudafricano. L’inchiesta della Commissione Zondo, dal nome dal giudice aggiunto che dirige i lavori Raymond Zondo, è stata istituita per indagare sullo scandalo del presunto “saccheggio dello Stato” avvenuto sotto la presidenza Zuma, che secondo l’accusa ruota intorno alle accuse della famiglia di origini indiane Gupta. Nell’inchiesta è risultato coinvolto e rilasciato su cauzione anche il figlio di Zuma, Duduzane, accusato di aver versato una cauzione di 100 mila rand (circa 7 mila dollari). Le accuse di corruzione si riferiscono al 2015, quando l’allora viceministro delle Finanze, Mcebisi Jonas, dichiarò di avere ricevuto la proposta di diventare ministro delle Finanze durante un incontro con Duduzane Zuma e gli imprenditori Fana Hlongwane e Ajay Gupta. Nel corso dell’incontro, tenuto presso una delle proprietà della famiglia Gupta, al viceministro sarebbe stata offerta una tangente di 600 milioni di rand (circa 44 milioni di dollari) per ricoprire l’incarico.

Zuma, che ha testimoniato per la prima volta davanti alla commissione lo scorso anno e doveva tornare per fornire ulteriori prove, ha precedentemente affermato che l’indagine è di parte nei suoi confronti. Di recente l’ex presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, ha respinto come “una farsa” la richiesta da parte della Corte suprema di suggerire quale punizione dovrebbe affrontare se ritenuto colpevole di oltraggio alla corte. In una lettera di 21 pagine indirizzata al presidente della Corte suprema, Mogoeng Mogoeng, l’ex presidente ha detto di essere giunto alla conclusione che ci sia una “antipatia giudiziaria inspiegabile” nei suoi confronti. Il presidente della Corte suprema, Mogoeng Mogoeng, aveva concesso un ultimatum a Zuma per depositare un affidavit non più lungo di 15 pagine per far sapere con quale pena avrebbe dovuto, a suo avviso, essere condannato se ritenuto colpevole di oltraggio alla Corte. Il mese scorso Zuma si era detto pronto ad essere incarcerato se i giudici lo avessero deciso. In una dichiarazione diffusa dal suo ufficio, l’ex capo dello Stato era quindi tornato a negare le accuse di corruzione nei suoi confronti e aveva ribadito di non voler comparire davanti alla commissione d’inchiesta incaricata di esaminare le accuse di corruzione contro di lui poiché ha perso la fiducia nel sistema giudiziario del Sudafrica.



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