Sudan: al Burhan auspica accordo su governo di transizione entro 24 ore ma non ne farà parte

Il capo dell'esercito ha detto: "Ci impegniamo a cedere il potere a un governo civile di competenza nazionale"

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Il capo dell’esercito del Sudan, il generale Abdel Fattah al Burhan, ha dichiarato che non farà parte di alcun governo post-transizione e ha auspicato che le fazioni politiche raggiungano un accordo di condivisione del potere su un governo di transizione “entro le prossime 24 ore”. “Ci impegniamo a cedere il potere a un governo civile di competenza nazionale e ci impegniamo a preservare la transizione da qualsiasi interferenza che possa ostacolarla”, ha detto al Burhan in un’intervista rilasciata all’emittente “al Jazeera”. Il leader golpista ha quindi negato che i militari abbiano ucciso i cittadini che protestavano contro il colpo di Stato del mese scorso, sebbene il comitato dei medici sudanesi abbia affermato che almeno 14 manifestanti sono stati uccisi e circa 300 sono rimasti feriti nelle manifestazioni contro il golpe del 25 ottobre scorso, le ultime delle quali si sono svolte ieri. “L’esercito sudanese non uccide i cittadini e ci sono commissioni d’inchiesta per rivelare cosa è successo”, ha detto al Burhan, affermando che “sono in corso colloqui con partiti politici e figure tra cui il deposto primo ministro Abdalla Hamdok riguardo al raggiungimento di un consenso per la formazione di un governo”.



Nell’ambito dei negoziati in corso per trovare una via d’uscita dalla crisi politica in Sudan, una delegazione della Lega araba guidata dall’assistente segretario generale, Husam Zaki, ha visitato ieri Khartum dove è stata ricevuta dallo stesso al Burhan, il quale ha ribadito il pieno impegno dell’esercito per la trasformazione democratica e la sua determinazione a proteggere le conquiste della rivoluzione sudanese e la realizzazione delle aspirazioni del popolo del Sudan. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale “Suna”. Zaki, da parte sua, ha riaffermato il sostegno della Lega araba alla transizione democratica in Sudan, sottolineando l’importanza del dialogo come unico mezzo per superare la crisi. Migliaia di persone sono scese in strada ieri, 7 novembre, in diverse città del Sudan per protestare contro il colpo di Stato militare dello scorso 25 ottobre. Le proteste, organizzate dall’Associazione professionale sudanese (Spa) – la piattaforma della società civile promotrice delle proteste che nel 2019 portarono alla caduta del presidente Omar al Bashir – si sono svolte a Khartum, Madani, Atbara e Nyala e Al Doyiam, nonostante i tagli alla rete Internet, e in molti quartieri i manifestanti hanno chiuso le strade erigendo barricate e bruciando pneumatici per auto. La polizia, fa sapere il quotidiano “Sudan Tribune”, ha risposto facendo ricorso a gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti procedendo all’arresto di almeno 80 dimostranti. La Spa prevede di intensificare le proteste e gli scioperi generali per costringere i militari a restituire il potere a un governo civile.

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