Sudan: almeno due morti e 80 feriti
nelle proteste contro il colpo di Stato

Il bilancio, in aggiornamento, è stato certificato su Facebook dal Comitato medico centrale sudanese

Sudan golpe

Almeno due persone sono state uccise e altre 80 sono rimaste ferite oggi in Sudan durante le manifestazioni di protesta contro il golpe con cui i militari hanno preso il potere a Khartum, per la terza volta in poco più di un anno. Il bilancio, ancora in aggiornamento, è stato certificato su Facebook dal Comitato medico centrale sudanese, un organismo vicino alle opposizioni che già in occasione delle proteste del 2019 – che portarono alla deposizione del presidente Omar al Bashir – forniva quotidianamente un bilancio delle vittime. In una nota, i medici del comitato avevano in un primo momento riferito che almeno 12 persone sono rimaste ferite in seguito a una sparatoria avvenuta oggi a Khartum contro i manifestanti che protestavano contro il golpe, esortando i cittadini sudanesi a resistere ai militari. Un invito, quest’ultimo, già lanciato in precedenza dallo stesso primo ministro Abdalla Hamdok, che alle prime ore di oggi è stato arrestato insieme alla moglie e portato in luogo sconosciuto. Insieme al primo ministro sono stati arrestati anche diversi membri del governo civile: tra questi il ministro dell’Industria, Ibrahim al Sheikh, il ministro dell’Informazione, Hamza Balou, e il consigliere per i Media del primo ministro, Faisal Mohammed Saleh. Arrestati anche il portavoce del Consiglio sovrano, Mohammed al Fiky Suliman, e il governatore della capitale Khartum, Ayman Khalid. Nel pomeriggio il presidente del Consiglio sovrano, il generale Abdel Fattah al Burhan, ha annunciato lo scioglimento del governo di transizione, annuncio che è stato accolto con scontento da diversi leader internazionali ed organismi regionali, inquieti per un’ulteriore destabilizzazione del Paese e dell’area.



Il ministero dell’Informazione ha fatto sapere che Hamdok è stato trasferito in una località sconosciuta dopo essersi rifiutato di rilasciare una dichiarazione a sostegno del colpo di Stato. Inoltre i militari hanno bloccato tutte le strade e ponti che conducono a Khartum, hanno chiuso l’accesso all’aeroporto di Khartum e sospeso i voli. Nel Paese è inoltre stato tagliato l’accesso a Internet e limitato l’accesso alle telecomunicazioni. Il golpe si inserisce in un contesto di forti tensioni che caratterizza il Paese ormai da diverse settimane, quando si è fatta sempre più chiara ed evidente la spaccatura esistente all’interno delle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc) – la piattaforma di governo che riunisce le componenti della società promotrici delle proteste di massa che portarono alla caduta di Bashir, nell’aprile 2019 – tra la fazione filo-governativa e quella filo-militare, quest’ultima sempre più insofferente verso l’esecutivo guidato da Hamdok e irritata dal mancato rispetto delle promesse di due anni fa. Da due anni militari e civili condividono il potere di transizione nel Paese. La condivisione, tuttavia, non ha risolto la crisi politica, che si è anzi aggravata con l’approssimarsi del 17 novembre, data in cui la presidenza del Consiglio sovrano sarebbe dovuta passare a un esponente civile.

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