Sudan: Blinken a colloquio con il generale al Burhan e il premier Hamdok

Il segretario di Stato Usa ha chiesto "un immediato ripristino del governo a guida civile"

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Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha avuto due conversazioni telefoniche separate con il comandante delle forze armate sudanesi, il generale Abdel Fattah al Burha e con il primo ministro Abdalla Hamdok. Secondo quanto riferito dal portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, il segretario ha condiviso la sua “ammirazione per il popolo sudanese che ha ripetutamente espresso il proprio desiderio di democrazia e ha chiesto un immediato ripristino del governo a guida civile”. Blinken, inoltre, ha esortato il generale Burhan a rilasciare immediatamente tutte le figure politiche detenute dal 25 ottobre e a riprendere un dialogo che riporti in carica il premier Hamdok. “Il segretario ha accolto con favore l’impegno dichiarato dal generale nei confronti dell’Accordo di pace di Giuba e della Dichiarazione costituzionale” e “ha espresso la speranza che le forze armate sudanesi intraprendano le azioni necessarie per consentire la ripresa di un partenariato Usa-Sudan che comprenda cooperazione politica, diplomatica, di sicurezza ed economica”, ha aggiunto Price.



Blinken, successivamente, ha avuto un colloquio telefonico anche con Hamdok. “Il segretario ha sottolineato il forte sostegno degli Stati Uniti al popolo sudanese nella sua richiesta di democrazia e ha rimarcato l’appello a favore di un immediato ripristino della transizione alla democrazia guidata dai civili”, ha spiegato il portavoce del dipartimento di Stato. Blinken, inoltre, anche in questa circostanza “ha ribadito l’appello a favore dell’immediato rilascio di tutti le personalità detenute dal 25 ottobre e ha chiesto la fine dello stato di emergenza”. Secondo quanto riferito da Price, Blinken “ha sottolineato che un ritorno alla transizione democratica del Sudan consentirà la ripresa di una forte partnership che includa la cooperazione politica, diplomatica, di sicurezza ed economica tra i due Paesi”.

Giusto ieri il generale al Burhan ha emesso l’ordine di rilasciare quattro ministri del governo del primo ministro Hamdok che erano stati arrestati nell’ambito del colpo di Stato dello scorso 25 ottobre. L’annuncio è giunto nel mezzo delle trattative per la formazione del nuovo governo che, stando a quanto dichiarato poco fa dal consigliere per i media di al Burhan, Taher Abouhaga, sarebbe “imminente”. “Stiamo valutando tutte le iniziative interne ed esterne per servire l’interesse nazionale”, ha detto il consigliere citato dall’emittente “Sudan Tv”. Nel frattempo al Burhan ha avuto sempre nella giornata di ieri un colloquio telefonico con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il quale ha chiesto conto degli ultimi sviluppi nel Paese e ha ribadito la necessità di ripristinare la transizione democratica e di accelerare la formazione di un governo civile. In precedenza fonti citate dal quotidiano panarabo “Al Araby al Jadid” avevano riferito che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, avrebbe chiesto a Israele di mediare con i militari in Sudan per persuaderli a “porre fine al golpe”. Da quanto emerso, visti i contatti tra Israele e il generale golpista al Burhan, Biden avrebbe chiesto a Tel Aviv di convincere l’esercito sudanese a reinstaurare il governo civile. In seguito al colpo di Stato, Israele non ha pubblicamente condannato l’evento e aveva, inoltre, mandato ufficiali del Mossad a incontrare al Burhan.



Nei giorni scorsi i governi di Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno chiesto il ripristino del governo sudanese dopo il golpe militare dello scorso 25 ottobre, come riportato in una dichiarazione congiunta diffusa dai quattro governi. I quattro Paesi hanno ribadito “la posizione al fianco del popolo del Sudan” e sottolineato “l’importanza di sostenere le loro aspirazioni per una nazione democratica e pacifica”. “Chiediamo il ripristino completo e immediato del suo governo e delle sue istituzioni di transizione a guida civile”, si legge nella dichiarazione congiunta. In precedenza fonti citate dall’emittente araba “Al Jazeera” avevano riferito come Hamdok fosse in effetti vicino ad accettare la guida di un futuro governo, notizia che tuttavia non aveva sinora trovato conferme ufficiali. Secondo fonti citate dall’emittente “al Hadath”, invece, l’accettazione di un reincarico da parte di Hamdok sarebbe stata subordinata a determinate condizioni tra cui il rilascio dei detenuti politici.

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