Sudan: capo dell’esercito al Burhan ripristina il Consiglio sovrano e annuncia nuovo governo

Il leader dei golpisti ha annunciato che faranno parte del nuovo Consiglio quattro dei cinque membri del precedente organismo

sudan

Il generale Abdel Fattah al Burhan, capo delle forze armate del Sudan, ha annunciato il ripristino di un Consiglio sovrano di transizione e la formazione di un nuovo governo.



In un decreto letto in diretta alla televisione statale, il leader dei golpisti che lo scorso 25 ottobre hanno rovesciato il governo del primo ministro civile Abdallah Hamdok ha annunciato che faranno parte del nuovo esecutivo quattro dei cinque membri del precedente Consiglio, compreso il generale Mohamed Hamdan Dagalo alias “Hemedti” (capo delle milizie paramilitari Forze di supporto rapido, Rsf) che viene confermato numero due dell’organismo sovrano sudanese. Fonti citate dall’emittente “al Arabiya” riferiscono inoltre che per il ruolo di primo ministro sarebbe stato designato Hunud Abia Kadouf, già giudice della Corte d’appello sudanese e professore all’Università di Khartum.

Nel frattempo l’Associazione dei professionisti sudanesi (Spa) e i gruppi affiliati, sostenuti dalle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc), hanno indetto nuove manifestazioni per il 13 e 17 novembre prossimi per protestare contro il golpe militare. L’appello giunge dopo che lo scorso fine settimana centinaia di migliaia persone si sono riunite a Khartum e in altre città del Paese, mentre nel Paese sia ancora oscurata la rete Internet e i servizi telefonici restino irregolari.



La vicenda del cooperante Alberto Livoni

Oltre al coordinatore Paese, Alberto Livoni, altri due operatori dello staff locale dell’organizzazione non governativa italiana Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) in Etiopia sono in stato di fermo ad Addis Abeba da sabato 6 novembre. Lo rende noto il Vis in un comunicato. “Siamo in costante contatto con l’ambasciata italiana in loco che ha immediatamente avviato tutte le procedure previste per il loro rilascio e sta seguendo costantemente il caso. Per tutelare la sicurezza dei nostri operatori riteniamo opportuno seguire le indicazioni di riservatezza concordate con l’ambasciata”, si legge nella nota.

La Farnesina, da parte sua, ha fatto sapere in una nota che l’ambasciata d’Italia ad Addis Abeba sta seguendo “con grande attenzione” la vicenda del connazionale Alberto Livoni, in stato di fermo presso la Addis Ababa Police Commission, al quale sta prestando ogni necessaria assistenza ed è in contatto con le competenti autorità locali e con i familiari. Secondo quanto riferito da fonti di “Agenzia Nova”, il cooperante si trovava all’interno dello stesso compound nel quale il giorno prima sono stati arrestati diverse persone – missionari, religiosi e volontari di nazionalità etiope ed eritrea – in un centro gestito dai missionari salesiani.

Livoni si trova ad Addis Abeba dal marzo scorso insieme ad altri due volontari del Vis. Gli arresti rientrano nell’ambito della retata effettuata negli ultimi giorni dalle autorità federali contro esponenti tigrini per stanare sospetti complici del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), in guerra con le forze federali. Il tutto dopo che lo scorso 3 novembre il governo ha imposto lo stato di emergenza in risposta all’avanzata sulla capitale delle forze del Tplf e dell’Esercito di liberazione oromo (Ola). I salesiani gestiscono in Etiopia cinque scuole tecniche e un istituto: due ad Addis Abeba; una a Macallè, nella regione del Tigrè (che nelle scorse settimane è stata ripetutamente bombardata dall’aviazione federale); una ad Adua, sempre nel Tigrè; una a Gambella; una a Gedea, nella Regione delle nazioni, nazionalità e popoli del sud.

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