Sudan: compagnie petrolifere statali aderiscono alle proteste contro il golpe

L'Unione africana sospende il Paese fino al ripristino di un'autorità civile

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I sindacati delle compagnie petrolifere statali del Sudan hanno dichiarato uno sciopero per protestare contro il colpo di Stato militare che ha portato all’estromissione del premier Abdalla Hamdok e allo scioglimento delle autorità di transizione. È quanto annunciato dall’Associazione dei professionisti sudanesi (Spa), un’associazione ombrello dei sindacati sudanesi. “I dipendenti delle aziende che lavorano nel settore petrolifero hanno organizzato uno sciopero generale e hanno dichiarato la disobbedienza civile generale”, ha dichiarato l’Sna in una nota, precisando che società statali come Sudapet e Petro Energy si sono unite alle proteste. Lunedì scorso la principale coalizione di opposizione del Sudan, l’alleanza delle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc), ha chiesto la disobbedienza civile e proteste in tutto il Paese dopo che i militari hanno annunciato lo scioglimento del governo e delle autorità di transizione, oltre che la destituzione e l’arresto del premier Hamdok e dei membri del governo civile. All’appello hanno finora aderito i sindacati dei piloti, del personale bancario e dei medici.



Ieri il capo dell’esercito e leader dei golpisti, Abdel Fattah al Burhan, ha dichiarato in conferenza stampa che i militari del Sudan hanno organizzato il colpo di Stato per “scongiurare una guerra civile”, prima che le autorità di transizione dimostrassero il loro “immobilismo” a fronte di varie “crisi”. “I pericoli a cui abbiamo assistito la scorsa settimana avrebbero potuto portare il Paese alla guerra civile”, ha detto al Burhan, che nelle scorse settimane si era fatto portavoce della fazione scissionista e filo-militare delle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc), piattaforma governativa che riunisce gruppi di opposizione e della società civile già promotrice delle proteste che nel 2019 portarono alla deposizione dell’ex presidente Omar al Bashir. Nella conferenza stampa al Burhan ha inoltre annunciato che il primo ministro è “ospite” a casa sua “per motivi di sicurezza”. “Hamdok è un ospite a casa mia, non un detenuto, e tornerà a casa quando le cose si risolveranno”, ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio sovrano sudanese, organo di cui ieri ha annunciato lo scioglimento come dell’esecutivo di transizione. Il premier si trova ora nella propria residenza “per proteggerlo da restrizioni impostegli dalle forze politiche”, ha proseguito il leader militare, il quale ha precisato che Hamdok “sta bene” e potrà tornare a casa “oggi o domani”, ringraziandolo inoltre “per il suo ultimo mandato”. Al Burhan ha quindi difeso la sua decisione di sciogliere il Consiglio sovrano di Transizione e l’esecutivo ed è tornato a denunciare il tentativo da parte di alcune forze politiche di “monopolizzare” la transizione, assicurando che l’esercito “non interverrà” nella formazione del nuovo governo. Per quanto riguarda la sospensione di internet, infine, al Burhan ha garantito che il servizio verrà ripristinato “gradualmente”. L’aeroporto internazionale di Khartum riaprirà oggi alle ore 16 ora locale. Lo ha annunciato il capo dell’aviazione civile sudanese in una dichiarazione rilanciata dai principali media internazionali. Lo scalo è stato chiuso e i voli internazionali sono stati sospesi dopo il colpo di Stato.

Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana ha sospeso la partecipazione del Sudan a tutte le attività dell’organismo “con effetto immediato”, in conseguenza del colpo di Stato con cui i militari hanno rovesciato il governo di transizione e arrestato numerose autorità. In un comunicato, l’organismo regionale precisa che la sospensione sarà in vigore fino al “ripristino effettivo” di un’autorità civile di transizione, in grado di guidare il Paese verso le elezioni. L’Unione africana aveva già sospeso il Sudan nel giugno del 2019, quando nei due mesi successivi alla destituzione del presidente Omar al Bashir il Consiglio militare al potere è stato accusato di ripetute violenze contro i manifestanti, che chiedevano la formazione di un esecutivo a guida civile, nelle quali sono morte almeno 108 persone ed altre 500 sono state ferite. La sospensione era stata revocata a settembre dello stesso anno, in seguito all’annuncio del premier Hamdok – il 5 settembre – della nomina di un nuovo governo.



La Banca mondiale sospende gli aiuti a Khartum dopo il golpe

La Banca mondiale ha sospeso tutti gli esborsi al Sudan a seguito del colpo di Stato militare di lunedì scorso che ha portato all’arresto e alla destituzione del primo ministro Abdalla Hamdok e di gran parte dei ministri del suo governo. Lo ha annunciato oggi il presidente del Gruppo della Banca mondiale, David Malpass. “Lunedì il Gruppo della Banca mondiale ha sospeso gli esborsi in tutte le sue operazioni in Sudan e ha interrotto l’elaborazione di qualsiasi nuova operazione mentre monitoriamo e valutiamo da vicino la situazione. Ci auguriamo che la pace e l’integrità del processo di transizione vengano ripristinate, in modo che il Sudan possa riprendere il suo percorso di sviluppo economico e il posto che gli spetta nella comunità finanziaria internazionale”, ha affermato Malpass in una nota, in cui si è detto preoccupato per i recenti sviluppi in Sudan e e ha affermato di temere che questi avranno un impatto drammatico sul Paese. “Nelle ultime settimane ho visitato Khartum per incontrare le autorità sudanesi, tra cui il primo ministro Hamdok e il presidente (Abdel Fattah) al Burhan, con cui ho discusso della trasformazione economica e sociale del Paese. Ho sentito un chiaro impegno di tutte le parti a lavorare insieme verso un futuro più prospero per il popolo sudanese dopo 30 anni di governo autoritario e di disimpegno dalla comunità internazionale”, ha aggiunto.

In precedenza il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana ha sospeso la partecipazione del Sudan a tutte le attività dell’organismo “con effetto immediato”, in conseguenza del colpo di Stato con cui i militari hanno rovesciato il governo di transizione e arrestato numerose autorità. In un comunicato, l’organismo regionale precisa che la sospensione sarà in vigore fino al “ripristino effettivo” di un’autorità civile di transizione, in grado di guidare il Paese verso le elezioni. Nella mattina di lunedì un gruppo di militari ha arrestato il primo ministro Abdalla Hamdok e diversi membri del governo civile: tra questi il ministro dell’Industria, Ibrahim al Sheikh, il ministro dell’Informazione, Hamza Balou, e il consigliere per i Media del primo ministro, Faisal Mohammed Saleh. Arrestati anche il portavoce del Consiglio sovrano, Mohammed al Fiky Suliman, e il governatore della capitale Khartum, Ayman Khalid. Nel pomeriggio il presidente del Consiglio sovrano, il generale Abdel Fattah al Burhan, ha annunciato lo scioglimento del governo di transizione, annuncio che è stato accolto con scontento da diversi leader internazionali ed organismi regionali, inquieti per un’ulteriore destabilizzazione del Paese e dell’area.

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