Sudan: opposizione, almeno cinque morti nelle proteste di oggi contro il golpe militare

Attivisti hanno lanciato un appello a manifestare "a milioni" contro il nuovo Consiglio di transizione

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Almeno cinque persone sono morte nelle manifestazioni tenute oggi a Khartum, in Sudan, contro il golpe militare dello scorso 25 ottobre ed il ripristino di un Consiglio militare di transizione (Cmt) con a capo il generale Abdel Fattah al Burhan. Lo riferisce in un comunicato il Comitato dei medici sudanesi, mentre il ministero della Salute ha confermato ufficialmente solo tre decessi. Secondo la dichiarazione del comitato medico, uno dei manifestanti ha perso la vita all’ospedale Royal Care di Khartum, dove è stato ricoverato dopo essere stato colpito da arma da fuoco, mentre un altro è morto per “soffocamento da gas lacrimogeno” presso il centro medico di Al Arbain, situato nella vicina Om Durman, città situata di fronte a Khartum, sull’altra sponda del Nilo. Il ministero della Salute ha da parte sua confermato l’uccisione di un manifestante a colpi di arma da fuoco sulla 60ma strada della capitale e quello di un altro per asfissia provocata dai gas lacrimogeni.



Sudan: esercito schierato a Khartum

In vista della manifestazione di oggi l’esercito sudanese ha schierato a Khartum numerose truppe, mentre sui social circolano immagini di un uomo che imbraccia un fucile in piedi sul tetto di una casa. La protesta è stata indetta dalla Forze per la libertà ed il cambiamento (Ffc) – che già nel 2019 promossero le proteste che portarono alla deposizione del presidente Omar al Bashir – e da altri attivisti che hanno lanciato un appello a manifestare “a milioni” contro il nuovo Consiglio di transizione, che vede come vicepresidente il generale Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti), una volta alla guida delle famigerate milizie janjaweed e ritenuto dalle opposizioni un pericoloso alleato governativo. A capo del nuovo Cmt è riconfermato al Burhan. La nomina di un organo legislativo di transizione con a capo vecchi personaggi della politica militare sudanese è stata accolta con diffidenza dai governi occidentali, Stati Uniti in testa, che hanno esortato i generali a mettere fine alla gestione militare del potere.

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