Sudan: sale ad almeno sette morti e 140 feriti il bilancio delle proteste contro il golpe

Lo dicono i medici del Comitato medico centrale sudanese

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E’ salito ad almeno sette morti e 140 feriti il bilancio delle proteste tenute ieri in Sudan contro il golpe con cui i militari hanno preso il potere a Khartum, per la terza volta in poco più di un anno. Lo dicono i medici del Comitato medico centrale sudanese, un organismo vicino alle opposizioni che già in occasione delle proteste del 2019 – che portarono alla deposizione del presidente Omar al Bashir – forniva quotidianamente un bilancio delle vittime.



In una nota, i medici del comitato avevano in un primo momento riferito che almeno 12 persone sono rimaste ferite in seguito a una sparatoria avvenuta ieri a Khartum contro i manifestanti che protestavano contro il golpe, esortando i cittadini sudanesi a resistere ai militari. Dopo il golpe, con il quale un gruppo di militari ha arrestato il primo ministro Abdalla Hamdok, la moglie e diversi membri del governo civile – fra questi il ministro dell’Industria, Ibrahim al Sheikh, il ministro dell’Informazione, Hamza Balou, e il consigliere per i Media del primo ministro, Faisal Mohammed Saleh. Arrestati anche il portavoce del Consiglio sovrano, Mohammed al Fiky Suliman, e il governatore della capitale Khartum, Ayman Khalid -, migliaia di persone sono scese in strada nella capitale ed in altre città del Sudan per protestare contro i militari. Si attende intanto oggi intorno a mezzogiorno un discorso del capo dell’esercito sudanese, il generale Abdel Fattah al Burhan, leader dei golpisti e che ieri ha annunciato lo scioglimento del governo di transizione e dichiarato lo stato di emergenza.

Dopo aver ripetuto più volte di volere ancora “una transizione verso uno stato civile e libere elezioni nel 2023”, al Burhan ha tuttavia sollevato tutte le autorità civili dalle loro funzioni. Burhan ha affermato che l’accordo del 2019 sul governo di transizione – che prevedeva una spartizione del potere tra la leadership civile e militare – si è trasformato “in una lotta che minacciava la pace e la sicurezza” del Sudan, e che pertanto i militari intendono “proteggere il Paese”, come affermato nella dichiarazione costituzionale. Burhan ha quindi annunciato la rimozione dei governatori statali, aggiungendo che le elezioni si terranno nel luglio 2023. Nel Paese intanto è stato tagliato l’accesso a Internet e limitato l’accesso alle telecomunicazioni, mentre i militari continuano a bloccare l’accesso all’aeroporto della capitale ed i voli internazionali sono sospesi.



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