Sul dossier del Nord Stream 2 un nuovo segnale di distensione fra Putin e Biden

Il 28 luglio a Ginevra si dovrebbero tenere i primi colloqui fra Russia e Stati Uniti sulla stabilità strategica

Il prossimo 28 luglio a Ginevra si dovrebbero tenere i primi colloqui fra Russia e Stati Uniti sulla stabilità strategica. Un appuntamento che, se confermato, rappresenterebbe un ulteriore passo verso il consolidamento dei rapporti fra i due Paesi. Secondo quanto riferisce il quotidiano “Kommersant”, la squadra negoziale russa sarà guidata dal vice ministro degli Esteri, Sergej Rjabkov, ma non è ancora noto chi sarà a capo della delegazione statunitense. La controparte di Rjabkov potrebbe essere Bonnie Jenkins, che il presidente Biden ha nominato vicesegretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ma si sta valutando anche il nome della vice segretario di Stato Wendy Sherman, ufficialmente entrata in carica lo scorso 21 aprile, spiega il quotidiano russo. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, non ha confermato che le consultazioni per la stabilità strategica si terranno il 28 luglio, ma è evidente che si sta intensificando il coordinamento fra le parti per fissare una riunione, che sarebbe la prima sotto la nuova amministrazione statunitense.

In seguito al vertice dello scorso 16 giugno, svoltosi sempre a Ginevra, fra i presidenti russo e statunitense, Vladimir Putin e Joe Biden, il riavvicinamento fra Mosca e Washington è emerso in diversi ambiti, a partire dalla lotta al cybercrime, una delle questioni affrontate durante il summit. Gli attacchi hacker subiti dagli Usa – che la Casa Bianca ha quasi sempre attribuito a entità russe – hanno costituito negli ultimi anni uno dei fronti più accesi della rivalità con Mosca. Dopo l’ultimo attacco, quello condotto da un gruppo di hacker noto come REvil, è accaduto qualcosa di diverso rispetto al passato. Le pagine nel dark web di REvil, infatti, sono sparite a poche ore da una telefonata avvenuta lo scorso 9 luglio tra Putin e Biden. Successivamente, peraltro, gli Usa si sono posti come capofila di un’offensiva internazionale (cui hanno partecipato, fra gli altri, anche Unione europea, Nato, Giappone, Norvegia e Regno Unito) contro la Cina, accusata direttamente degli attacchi subiti dalla piattaforma Microsoft Exchange, un software che aziende e organizzazioni in tutto il mondo utilizzano per gestire email e calendari. L’attacco era iniziato a gennaio ed è stato scoperto a inizio marzo, e già in quell’occasione Microsoft ha accusato il governo cinese di coordinare il gruppo di hacker che lo ha messo in atto.

Un altro dossier di stretto interesse per Russia e Stati Uniti e in cui sembra esserci è quello relativo all’Afghanistan, soprattutto perché a poche settimane dal completamento del ritiro delle forze Usa e Nato, i talebani hanno sferrato un’offensiva con la quale hanno conquistato ampi territori lungo le frontiere nazionali e costretto alla fuga all’estero centinaia di militari e di miliziani filogovernativi. Stati Uniti e Russia temono che in Afghanistan possa riaprirsi un grande vuoto del quale attori statuali – in particolare la Cina – e non – gruppi terroristici – potrebbero approfittare per imporre la propria presenza in un’area, quella a cavallo tra l’Asia centrale e meridionale, che da sempre è al centro dell’interesse strategico delle grandi potenze. La notizia, pubblicata per prima sempre dal quotidiano russo “Kommersant” citando fonti “ben informate”, è che durante l’incontro di Ginevra, Putin avrebbe offerto a Biden la possibilità per le forze Usa di utilizzare le basi russe in Tagikistan e Kirghizistan per la raccolta e lo scambio di informazioni sulla situazione sul terreno. Se dagli Stati Uniti non sono giunti commenti in merito, il Cremlino non ha “confermato né smentito” le indiscrezioni del quotidiano russo. “Kommersant”, peraltro, non ha parlato esplicitamente di un rifiuto degli Stati Uniti a utilizzare le basi russe in Afghanistan e non è escluso che una forma di collaborazione tra le Forze armate di Washington e Mosca sull’Afghanistan non sia già in essere.

L’ultimo sviluppo è quello relativo al gasdotto Nord Stream 2, l’infrastruttura energetica in fase di completamento nel Mar Baltico che è stata motivo di discordia non solo fra Russia e Stati Uniti, ma anche con la Germania, accusata di rendere l’Europa ancora più dipendente dalle forniture energetiche russe. Mentre da giorni su vari media si rincorrono le voci di un accordo imminente fra Washington e Berlino relativamente al Nord Stream 2, l’edizione statunitense di “Politico” fa sapere che gli Stati Uniti hanno sollecitato il governo ucraino a porre fine critiche al progetto per il gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania, che l’amministrazione del presidente Usa Joe Biden ha deciso di non ostacolare ulteriormente, prendendo atto dello stato di irreversibile avanzamento dei lavori. Secondo quattro fonti governative statunitensi, i funzionari della Casa Bianca hanno avvertito che criticare l’imminente accordo tra Stati Uniti e Germania per il completamento del Nord Stream 2 “potrebbe danneggiare le relazioni bilaterali tra Washington e Kiev”. Sempre secondo le stesse fonti, i funzionari statunitensi hanno addirittura intimato al governo ucraino di non provare a portare la questione all’attenzione del Congresso federale Usa. Un messaggio chiaro rivolto anche a quei “falchi” che sia nel Partito repubblicano, che in quello democratico più si oppongono al riavvicinamento con Mosca. Qualora Biden riuscisse a raggiungere un’intesa con Putin sui vari dossier d’interesse, si tratterebbe di un’importante vittoria sia a livello interno, sia per quanto concerne la politica estera statunitense. Riaprire un canale di dialogo perlopiù stabile fra Stati Uniti e Russia, peraltro, sarebbe anche un notevole successo in funzione anticinese, perché allontanerebbe Mosca da Pechino invertendo una tendenza intensificatisi negli ultimi anni.

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