Torna la tensione in Irlanda del Nord

La terza notte di proteste da parte degli unionisti dell’Irlanda del Nord appare come la "spia" di un pericoloso malcontento nella nazione legato all’applicazione del protocollo nordirlandese della Brexit

La terza notte di proteste da parte degli unionisti dell’Irlanda del Nord appare come la “spia” di un pericoloso malcontento nella nazione legato all’applicazione del protocollo nordirlandese della Brexit. Secondo quanto comunicato nelle scorse ore dalla polizia nordirlandese, nelle ultime tre notti le proteste organizzate dagli unionisti tra Belfast, Londonderry, Carrickfergus e Newtownabbey hanno determinato il ferimento di 41 agenti delle forze dell’ordine, mentre dieci sono stati gli arresti fra i manifestanti. Si tratta soprattutto di giovani che hanno fatto uso di violenza contro le forze dell’ordine -tra gli arrestati figura anche un tredicenne – ma le proteste hanno indubbiamente una radice politica nel malcontento soprattutto degli unionisti nordirlandesi dopo la Brexit.

La ministro della Giustizia dell’Irlanda del Nord, Naomi Long, ha condannato le violenze mettendo in luce la “combinazione tossica” di questioni aperte tra le comunità. Long ha definito “deprimente” che un’altra generazione di giovani nordirlandesi “finirà per avere un passato criminale”. La ministra ha denunciato inoltre la “mancanza di rispetto” nei confronti dello stato di diritto da parte dei leader dei partiti unionisti dell’Irlanda del Nord, i quali hanno chiesto le dimissioni del direttore della polizia, Simon Bryne. Tale richiesta è partita sin dai mesi scorsi, ovvero dalla gestione del funerale dell’ex comandante dell’Esercito repubblicano d’Irlanda, Bobby Storey, svoltosi la scorsa estate con una grande folla nonostante le restrizioni contro il Covid-19. Le tensioni sono tuttavia aumentate la scorsa settimana in seguito ad una controversa decisione di non perseguire 24 politici del Sinn Fein per aver partecipato al funerale di Storey in violazione delle norme anti Covid.

Secondo il parlamentare del Partito unionista democratico (Dup), Christopher Stalford, i manifestanti hanno agito per la “frustrazione” dopo la mancata punizione dei politici responsabili delle violazioni delle norme anti Covid. Tutti i partiti politici non unionisti hanno invece additato il Dup della premier, Arlene Foster, come responsabile per aver fomentato le tensioni a causa della loro forte opposizione all’accordo sulla Brexit. “Tramite le loro parole ed azioni hanno inviato messaggi molto pericolosi ai giovani nelle aree lealiste”, ha dichiarato Gerry Kelly, parlamentare del Sinn Fein.

Proprio questo partito co-governa a Belfast con il Dup e la vicepremier Michelle O’Neill, esponente del Sinn Fein, è intervenuta sulla questione scrivendo per il quotidiano “Irish News”. “Le persone stanno ora guardando oltre la Brexit, a un futuro nuovo e migliore in una nuova Irlanda”, ha dichiarato O’Neill sostenendo che il governo di Londra ha la responsabilità, in base agli accordi del Venerdì Santo, di organizzare un referendum sulle modifiche costituzionali “dando ai cittadini l’opportunità di dire la loro sul proprio futuro”. A suo modo di vedere, il segretario di Stato britannico ha il “dovere legale” di organizzare questo referendum in quanto è “chiaro che la società nel nord” sta cambiando la sua posizione; mentre anche il governo di Dublino ha il dovere di prepararsi per i cambiamenti costituzionali.

Le posizioni all’interno del governo di Belfast sono in ogni caso molto diverse sull’applicazione del protocollo nordirlandese, la cui attuazione rimane ancora un delicato nodo da risolvere come attestato dalle proteste degli ultimi giorni. Secondo gli unionisti, l’accordo contenuto nella Brexit crea di fatto una barriera fisica tra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, nell’intento di evitare i controlli doganali tra le due Irlande minando in questo modo gli accordi del Venerdì Santo, architrave degli equilibri tra le due comunità della nazione. L’effettiva entrata in vigore del protocollo nordirlandese intanto, alla luce dell’estensione unilaterale del “periodo di grazia” ricercata nel mese di marzo da Londra, ancora non vede la luce e la situazione di incertezza che si sta venendo a creare non sta aiutando la stabilità dell’Irlanda del Nord.