Green pass: le Regioni chiedono al governo restrizioni solo per i non vaccinati

"L'ipotesi di un modello austriaco non è sul tavolo". E' quanto apprende Nova da fonti di governo

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La richiesta delle Regioni di adottare il “modello austriaco” per l’applicazione delle misure restrittive legate alle fasce di colore, al momento “non è sul tavolo” del governo. E’ quanto apprende “Agenzia Nova” da fonti di governo dopo l’annuncio del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, di voler chiedere insieme agli altri governatori che le possibili misure restrittive valgano solo per le persone non vaccinate. Da lunedì, infatti, in Austria il lockdown riguarderà solo i non vaccinati. Il governo però sembra frenare, anche perché non ci sono le premesse, né in termini numerici di contagi né di fattibilità, per procedere in quel senso.



“Quello che deve essere chiaro a tutti è che chiederemo come regioni che le misure restrittive legate alle fasce di colore se devono valere per qualcuno valgano per le persone che non hanno fatto il vaccino e non per le persone che lo hanno correttamente fatto”. Lo ha detto il presidente della Regione Liguria e leader di Cambiamo, Giovanni Toti, a margine dell’apertura del Salone Orientamenti di Genova, riferendosi al rischio di un possibile cambio di colore delle regioni. “Tutti rischiamo in questo Paese. Pochi minuti fa – ha aggiunto – ero al telefono con Fedriga, il presidente della Conferenza delle Regioni, e l’incidenza è alta in molte parti del Paese, i nostri ospedali sono ancora significativamente vuoti quindi non vi è alcuna emergenza nella nostra regione e non sono preoccupato, sono attento e prudente”. Toti ha poi ribadito di non voler “sentire parlare di chiusure” e che se devono essere prese delle misure devono valere “per chi non si è vaccinato” e non per “chi ha fatto fino in fondo il proprio dovere”.

Ieri il presidente del Friuli, Massimiliano Fedriga, ha annunciato “credo che andremo in zona gialla, un’area le cui misure non mi preoccupano perché ancora molto contenute, mi preoccupa la tappa successiva, il passaggio alla zona arancione che sarebbe drammatico per l’economia, è una cosa che non possiamo permetterci”, ha aggiunto. “Dalla zona arancione in su credo che il prezzo delle chiusure non le possano pagare i vaccinati”, ha ribadito Fedriga.



“La situazione della pandemia nel nostro Paese mi sembra al momento sotto controllo. È vero, alcune Regioni rischiano di andare in zona gialla, ma con questa eventuale variazione di colore cambierebbe fortunatamente poco rispetto alla zona bianca”. Lo afferma in una nota Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. “Discorso diverso se il numero dei contagi e delle ospedalizzazioni dovessero continuare ad aumentare vertiginosamente nelle prossime settimane – aggiunge -. In quel caso sì, concordo con il presidente Fedriga e con il presidente Toti, se si dovessero rendere necessarie nuove restrizioni – il vero gradone è, a mio avviso, rappresentato dalla cosiddetta zona arancione – queste dovrebbero coinvolgere esclusivamente coloro che non si sono vaccinati. La stragrande maggioranza degli italiani ha dato fiducia alla scienza, e con senso di responsabilità nei confronti della comunità si è sottoposta al vaccino. Non sarebbe giusto far pagare a questa maggioranza la scelta incomprensibile di una minoranza”.

Per quanto riguarda il Veneto, invece, è il presidente Luca Zaia a lanciare l’allarme nel corso di una conferenza stampa: “C’è preoccupazione nel gestire questo incremento di contagi lento e inesorabile e probabilmente passeremo anche in arancione e rossa se non si fermerà”. “Io ho speranza che questo incremento si fermi – ha aggiunto -. Fortunatamente abbiamo però le vaccinazioni”. “Davanti a mille contagiati – ha spiegato Zaia – non abbiamo ospedali pieni proprio perché abbiamo il vaccino. E’ stata fatta una proiezione: in una situazione come questa, senza vaccini, ci sarebbero 1.600 persone ricoverate”. L’occupazione ospedaliera invece “è ancora gestibile con 381 ricoverati ma comincia a farsi sentire con oltre 400 persone in terapia intensiva tra pazienti Covid e non Covid”, ha però precisato.

La validità del green pass resta a 12 mesi, ma il governo monitora l’andamento dei contagi e sulla base di questi valuteremo la durata futura. Lo ha detto la ministra per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini sulla campagna vaccinale ha spiegato “il vaccino ha funzionato, il nostro Paese ha raggiunto l’84 per cento delle persone che hanno completato il ciclo vaccinale. Senza vaccino avremmo rischiato di chiudere il Paese”. Di fronte a queste evidenze che abbiamo “non capisco come le persone non vogliano ancora vaccinarsi. Il vaccino deve essere un dovere nei confronti del Paese e delle persone più fragili – ha aggiunto -. La terza dose è un pezzo del vaccino, iniziando dai pazienti più fragili abbiamo esteso dal 1 dicembre la possibilità di vaccinare gli over 40”.

Riguardo la vaccinazione per i più piccoli “stiamo attendendo il responso da parte dell’Ema e dell’Aifa. Dobbiamo avere fiducia nella scienza e il vaccino resterà volontario”. “È evidente che più copriamo anche all’interno delle scuole e più li mettiamo in sicurezza. Nell’arco di qualche settimana avremo un quadro da parte della scienza che ci indicherà la strada giusta da percorrere”, ha aggiunto Gelmini. Sulla possibilità di un ritorno dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto è intervenuto il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa secondo cui l’ipotesi “non è ancora sul tavolo”. “Valuteremo nelle prossime settimane. Se ci sarà bisogno di restrizioni ci prenderemo la responsabilità, ma a oggi non è il tema”, ha aggiunto il sottosegretario.

C’è “una riflessione in corso sulla durata del green pass” ha aggiunto spiegando che “l’evidenza scientifica ha stabilito che con il passare del tempo c’è una riduzione del livello immunitario”, ha proseguito Costa, per cui “è ragionevole pensare ad una riduzione della durata del green pass”. Per quanto riguarda le “regole per i treni”, “si va nella direzione di essere sempre più prudenti in un comparto così delicato come quello dei trasporti” ha precisato. Riferendosi alla nuova ordinanza sui trasporti, il sottosegretario ha spiegato che si tratta di “una misura che può essere complicata nella sua applicazione”, ma che si rende necessaria perché “là c’è maggiore assembramento”, ha concluso Costa.

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