Trasporti, ministro Giovannini: “I treni a idrogeno non sono più fantascienza”

"In Germania ci sono già e noi stiamo testando ciò che altri stanno facendo", spiega il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile

giovannini

I treni a idrogeno non sono più fantascienza e, – assicura il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile Enrico Giovannini in una intervista a “Green&Blue” -, il salto si può fare. Presto. “In Germania ci sono già e noi stiamo testando ciò che altri stanno facendo”, spiega il ministro. Ora, argomenta, “si tratta di valutare gli elementi di sicurezza, ma se tutto va bene dal punto di vista tecnologico, conviene andare avanti”. Semplice il motivo, a suo avviso: “Modificare una linea non elettrificata comporta la revisione di tutte le gallerie, è un intervento costoso e lungo”. Meglio l’idrogeno, allora, che “il Pnrr prevede di sperimentare in sei tratte”. Già dal 2023 in Lombardia. Il ministro osserva inoltre che “accanto a una serie di impegni non certamente forti, per colpa di alcuni Paesi in particolare, da Glasgow sono partiti tre messaggi rilevanti. Il primo è che il settore privato ha capito che questo è il futuro. Punto. Lo stesso è successo per la finanza e, per questo, credo che gli impegni assunti rappresentino un passo avanti importante. Pensate che la Banca centrale inglese prenderà in considerazione nelle politica monetaria i comportamenti delle imprese in una prospettiva di sostenibilità”.



“La seconda notizia – continua Giovannini – è che L’Europa è diventata leader. La terza è che ci si è impegnati a un monitoraggio annuale e molto dettagliato degli impegni. Si può discutere se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, ma intanto dobbiamo riempirlo. Di buono c’è che tutti sanno come è fatto il bicchiere”. In termini concreti, “la Cop26 ha dedicato grande attenzione alla mitigazione. Cioè alla riduzione delle emissioni. Nel Pnrr italiano e nel piano complementare – 62 miliardi per il nostro ministero – il 76 per cento è mirato alla lotta al climate change. Nella media del Pnrr è il 37. Questo vuol dire che la nostra scelta è precisa”. I tempi saranno lunghi. “Sappiamo che non finisce nel 2026. Come stabilisce la legge di bilancio, coi fondi aggiuntivi andiamo oltre. Abbiamo 10 anni per realizzare cambiamenti profondi. I finanziamenti verranno anche dai fondi regionali, quelli che una volta non si spendevano”, ha concluso Giovannini.

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