Trovata morta a Teheran diplomatica svizzera rappresentante degli interessi Usa

La donna è stata rinvenuta cadavere ai piedi di uno dei grattacieli del quartiere di Kamranieh

teheran

Una diplomatica dell’ambasciata della Svizzera a Teheran di 51 anni è stata trovata morta questa mattina ai piedi di uno dei grattacieli del quartiere di Kamranieh, a nord di Teheran. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa iraniana “Mehr”, la donna avrebbe servito come primo segretario dell’ambasciata svizzera a Teheran e curato gli interessi degli Stati Uniti nel Paese. Dalla chiusura dei rapporti diplomatici avvenuta dopo la Rivoluzione islamica del 1979, Washington si affida a Berna per curare i suoi interessi in Iran. Secondo il portavoce della National Emergency Medical Service Organization iraniana, Mojtaba Khaledi, la donna sarebbe deceduta diverse ore prima del ritrovamento e non è chiaro se la morte sia dovuta a un atto doloso, a un incidente oppure a un suicidio.

La morte della diplomatica svizzera giunge in un periodo molto delicato per l’Iran. Il Paese sta cercando infatti di rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano e da alcuni mesi sta conducendo colloqui indiretti con gli Stati Uniti nell’ambito della Commissione mista del Piano globale d’azione congiunto (Jcpoa) a Vienna. Il decesso della donna giunge inoltre nel pieno di uno scontro interno a poco più di un mese dalle elezioni presidenziali del 18 giugno che oppone i Guardiani della rivoluzione iraniana (pasdaran) e il governo uscente guidato dal presidente Hassan Rohani.

La scorsa settimana hanno fatto scalpore le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, contenute negli audio trafugati e diffusi alla stampa occidentale frutto di un’intervista di oltre tre ore rilasciata all’economista iraniano Saeed Leylaz. Usando un linguaggio raramente utilizzato dai politici in Iran, Zarif si è lamentato della forte influenza sulla politica estera del Paese da parte del defunto generale della Forza Qods dei pasdaran, Qasem Soleimaini, accusandolo di aver cercato di far naufragare nel 2015 l’accordo sul nucleare iraniano con l’appoggio della Russia. “La Forza Qods è stata in grado di mettere in atto la politica indipendente della Repubblica islamica dell’Iran nella regione, che si basa sull’onore”, ha dichiarato Khamenei nel suo discorso. Sebbene Zarif abbia ripetutamente affermato di non avere intenzione di partecipare alle elezioni presidenziali il mese prossimo, il suo nome è stato suggerito dai moderati come possibile candidato alle elezioni che potrebbero sancire la vittoria dei conservatori.

Diversi esponenti politici legati alla frange più conservatrici della politica iraniana hanno osservato che Zarif potrebbe aver volutamente fatto trapelare gli audio dell’intervista per attirare i voti dei cittadini iraniani disillusi da un’economia in stallo e dalla mancanza di libertà politiche e sociali, oltre che per smarcare il governo di Hassan Rohani dalla responsabilità delle politiche messe in atto in questi anni. Lo scorso 2 maggio, la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha criticato Zarif per le dichiarazioni contro i Guardiani della rivoluzione iraniana. In un discorso televisivo, Khamenei, senza mai nominare il ministro degli Esteri, ha sottolineato che quanto accaduto nei giorni precedenti rappresenta “un grave errore che non deve essere commesso da un funzionario della Repubblica islamica”. In un post su Instagram dopo il discorso di Khamenei, Zarif si è scusato per i commenti che avevano “infastidito” la massima autorità del Paese, che ha l’ultima parola su tutte le questioni statali.

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