Tunisia, Ben Farhat: “Moderato ottimismo nel Paese dopo la nomina del nuovo governo”

Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il giornalista, scrittore, drammaturgo e analista politico tunisino

tunisia bouden

In Tunisia c’è un “moderato ottimismo” dopo la nomina avvenuta oggi del nuovo governo guidato per la prima volta da una donna, Najla Bouden. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il giornalista, scrittore, drammaturgo e analista politico tunisino, Soufiane Ben Farhat, commentando formazione del nuovo esecutivo capeggiato dalla premier Bouden, la prima donna alla guida di un governo di uno Stato arabo. “Per le strade ho visto gente moderatamente ottimista. Non c’è entusiasmo, perché questo è il 14mo governo dal 2011. Ma psicologicamente, la situazione ante e post 25 luglio è migliore”, ha detto Ben Farhat, in riferimento al giorno in cui il presidente della Repubblica, Kais Saied, ha deciso di sospendere le attività del parlamento e di licenziare il primo ministro, Hichem Mechichi, applicando l’articolo 80 della Costituzione.



Il nuovo governo della Tunisia è formato da 24 ministri e un sottosegretario di Stato. Oltre un terzo (nove) sono donne. L’esecutivo entra immediatamente in carica, dal momento che il Parlamento è sospeso. Alcuni ministri chiave avevano già ricoperto cariche sia nel governo temporaneo nominato da Saied lo scorso agosto che nei due esecutivi di Hichem Mechichi e del predecessore Elyes Fakhfakh. “Inclusa la premier, abbiamo dieci donne e questa è una novità. Assomiglia un po’ al governo di transizione di Medhi Jomaa, che era stato scelto alla fine di un dialogo nazionale e non eletto, ma stavolta non ci sono i partiti”, ha detto Ben Farhat. “Il problema in Tunisia è che i governi che si sono succeduti dal 2011 sono sempre stati dominati dai partiti, ma i partiti hanno molte malattie: sono composti al 90 per cento dagli uomini, sono guidati da vecchi, lasciano poco spazio ai giovani e non hanno legami né con le università, né con le organizzazioni nazionali”, ha detto ancora Ben Farhat.

Risollevare un’economia gravemente colpita dalla pandemia, oltre che da anni di mancate riforme, è forse la principale sfida della nuova squadra di governo. “La situazione sta peggiorando, anche se la Tunisia è un Paese piccolo: può cadere facilmente, ma può anche risorgere altrettanto facilmente facendo le giuste scelte”, ha detto Ben Farhat. La priorità adesso è trovare i tre miliardi di dollari necessari per chiudere il bilancio 2021 e le altre somme per la finanziaria 2022. “Abbiamo vissuto situazioni peggiori a e siamo sempre riusciti ad uscirne con l’aiuto dei Paesi vicini: della Francia, dell’Italia, della Libia e anche dell’Algeria. Quest’ultima è molto impegnata con il governo Saied, lo ha ribadito ieri il presidente algerino Abdelmajud Tebboune”; ha detto ancora Ben Farhat.



Secondo il giornalista interpellato da “Nova”, le prime parole pronunciate dalla premier Bouden alla nazione vanno nella giusta direzione. “Ho visto sobrietà da parte di questa capo di governo che, finalmente, ha potuto parlare per qualche minuto, facendosi conoscere un po’ di più al pubblico tunisino”, ha detto Ben Farhat, ricordando come Bouden, 63 anni, abbia sottolineato la necessità di “ribaltare la situazione” e di “ripristinare la fiducia dei tunisini nelle istituzioni e nell’amministrazione del Paese”. Si tratta per il momento di semplici dichiarazioni d’intenti, perché per il programma vero e proprio bisognerà attendere la legge finanziaria suppletiva e il budget 2022. “Tra poco Moody’s o Fitch pubblicheranno i loro giudizi. La Tunisia è già B-, un ulteriore declassamento a C significherebbe una situazione simile al Libano o alla Grecia di qualche anno fa. Non credo però che si arriverà a questo livello. Tra i Paesi liberali e occidentali c’è simpatia verso il nostro Paese, che è comunque una Repubblica democratica, non una dittatura militare”, conclude Ben Farhat.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS