Turchia: la crisi economica porta il gradimento di Erdogan al minimo dal 2015

Il presidente turco e l'Akp alla ricerca di una riconferma alle elezioni parlamentari e presidenziali del giugno 2023

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La crisi economica che sta attraversando la Turchia e le ricette “non ortodosse” adottate dal governo stanno pesando sulla popolarità del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e del partito di governo Akp (Adalet ve Kalkinma Partisi, Partito giustizia e sviluppo) alla ricerca di una riconferma alle elezioni parlamentari e presidenziali del giugno 2023. Diversi sondaggi indicano un calo della popolarità di Erdogan e dell’Akp che guidano da 19 anni la Turchia a livello più basso dal 2015. Un sondaggio dell’agenzia Metropoll Research mostra che il tasso di approvazione per Erdogan è attualmente al 38,6 per cento dietro quella di potenziali rivali, in particolare i sindaci di Ankara e Istanbul, Mansur Yavas e Ekrem Imamoglu, rispettivamente con il 60 e il 51 per cento del gradimento, ed entrambi esponenti dell’Alleanza nazionale, la coalizione di opposizione formata dal Partito popolare repubblicano (Chp) e dal Partito buono.



Secondo un sondaggio condotto dal Sosyo Politik Field Research Center, cala anche il sostegno al partito di Erdogan, l’Akp, sceso al 27 per cento, rispetto al 37 per cento raggiunto alle ultime elezioni parlamentari del 2018, e dell’alleato di governo Movimento nazionalista (Mhp), con un gradimento al 6,3 per cento, al di sotto del 7,3 per cento delle elezioni del 2018. In base al sondaggio il Chp ha raggiunto un gradimento del 22,9 per cento, mentre il Partito buono il 10,3 per cento. Un gradimento del 9,4 per cento è stato invece registrato per il Partito popolare democratico (Hdp), filo-curdo, e che vede i suoi leader agli arresti o sotto processo per presunti legami con i membri del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), organizzazione considerata terroristica da Ankara. In base al sondaggio del Sosyo Politik Field Research Center l’11 per cento degli intervistati si è dichiarato indeciso. Un sondaggio Orc Research condotto la scorsa settimana ha mostrato che il supporto all’alleanza Akp-Mhp si attesta intorno 38,7 per cento, dietro l’alleanza formata da Chp e Partito Buono che ottenuto il 39,5 per cento di gradimento, con l’Hdp, che ha informalmente sostenuto l’alleanza di opposizione alle elezioni amministrative del 2019, all’8,4 per cento.

Per quanto riguarda la crisi economica, circa due terzi degli intervistati da Sosyo Politik hanno affermato che l’economia è il problema più grande per la Turchia, con oltre il 50 per cento che ha definito non adeguate le misure prese dal governo. Nel sondaggio condotto da Metropoll il 36,7 per cento degli intervistati ha ritenuto maggiormente adeguata a gestire la crisi un’alleanza dei partiti di opposizione, mentre il 35,4 per cento ha confermato la sua fiducia nella gestione avviata dall’alleanza Akp-Mhp.



Del resto i dati economici mostrano una situazione difficilmente risolvibile con le politiche contrarie ad un aumento dei tassi di interesse adottate dal governo. Ieri il presidente Erdogan ha promesso di domare l’aumento dell’inflazione in Turchia, che ha raggiunto il 36 per cento nel mese dicembre. Parlando in parlamento, Erdogan ha affermato che la Turchia sta proteggendo la sua economia da quelli che ha definito attacchi dall’esterno, sottolineando che il governo ha preso sotto il suo controllo “strumenti finanziari stranieri che possono sconvolgere il sistema finanziario”. “L’inflazione in aumento non è in linea con la realtà del nostro Paese”, ha affermato Erdogan, aggiungendo che le misure del governo alleggerirebbero presto il peso degli aumenti “ingiusti” dei prezzi. La ricetta economica di Erdogan mira a combattere l’inflazione aumentando la produzione industriali e le esportazioni e mantenendo bassi i tassi di interesse.

Da settembre la Banca centrale ha ridotto il tasso di riferimento di 500 punti base al 14 per cento e dovrebbe mantenerli invariati per la prossima fissazione dei tassi prevista il prossimo 20 gennaio. In un recente rapporto, Goldman Sachs, ha osservato di attendersi un’inflazione annuale superiore al 40 per cento nel mese di gennaio, mantenendosi elevata per il resto del 2022, con una lira turca sempre sotto pressione rispetto al dollaro. La lira ha perso il 44 per cento del suo valore nel 2021, la sua peggiore performance da quando Erdogan è al potere. Dopo il minimo storico di 18,4 lire per un dollaro dello scorso 20 dicembre, la valuta turca si è ripresa solo grazie ad un intervento dello Stato che ha posto una garanzia per i depositi in lire. Da allora la valuta ha recuperato ed è attualmente scambiata tra 13 e 13,9 per un dollaro. L’inflazione è stimata al 15 per cento a gennaio, superando il tasso del 13,5 per cento a dicembre, con tassi a doppia cifra previsti anche per febbraio e marzo.

L’ultimo rapporto della Banca mondiale ha mostrato che l’economia turca ha avuto una importante crescita del 9,5 per cento nel 2021, ma subirà un forte rallentamento nel 2022 al 2 per cento per poi salire leggermente nel 2023 al 3 per cento. Nel precedente rapporto dello scorso giugno, la Banca mondiale aveva stimato una crescita del 5 per cento nel 2021 e del 4,5 per cento sia nel 2022 che nel 2023. Sfruttando previsioni di crescita comunque positive per il 2021, nonostante l’aumento dei prezzi, e le attese per le riforme come l’aumento del 50 per cento del salario minimo e la garanzia sui depositi in lire, i leader dell’opposizione turca temono che Erdogan possa indire elezioni anticipate.

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