Uccisioni e violenze sessuali: Unicef lancia l’allarme per i bambini del Tigrè

A cinque mesi dall'inizio del conflitto sta emergendo una fotografia più chiara sulle violenze

Unicef

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) è ancora profondamente preoccupato per la crisi in corso nel Tigrè, in Etiopia, e le sue preoccupanti implicazioni per i bambini e il loro accesso ai servizi sociali di base. Lo riferisce l’agenzia in una nota, secondo cui a cinque mesi dall’inizio del conflitto sta emergendo una fotografia più chiara di uccisioni e violenze sessuali su donne e bambini nel Tigrè. “È stato riportato l’omicidio di almeno 20 bambini nella chiesa di Maryam Dengelat lo scorso novembre, che continuerà a perseguitare le famiglie e le comunità. Le scuole e i centri sanitari sono stati saccheggiati, vandalizzati e occupati da gruppi e forze armate. Le organizzazioni sul campo hanno riportato attacchi deliberati contro strutture sanitarie e ricordato che i pochi servizi sanitari operativi non possono rispondere ai bisogni”, è la denuncia di Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef. Secondo un’indagine realizzata alla fine di febbraio 2021, violenze e saccheggi hanno causato la non operatività di quasi il 60 per cento delle strutture sanitarie e circa il 57 per cento dei pozzi in 13 città esaminate non funzionano e un quarto delle scuole della regione hanno subito danni a causa del conflitto, mentre le famiglie continuano a scappare per salvarsi la vita. “Stiamo lavorando con i nostri partner per assicurare che gli aiuti di base continuino a raggiungere i più bisognosi e che le popolazioni possano accedere in sicurezza ai servizi di base. Stiamo anche intensificando la presenza del nostro personale nella regione per rispondere alla portata della sfida. Comunque, l’aiuto umanitario da solo non è abbastanza”, afferma Fore, secondo cui i servizi di monitoraggio, segnalazione e protezione per le persone colpite devono essere urgentemente ampliati per soddisfare le crescenti esigenze dei sopravvissuti. “Le parti in conflitto devono assicurare che i bambini siano protetti dai pericoli in ogni momento. I luoghi per i servizi di base, come i centri sanitari e le scuole, devono essere protetti e la sicurezza di tutti coloro che lavorano e accedono a questi servizi deve essere garantita”, conclude la nota.



Nei giorni scorsi l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha acconsentito alla richiesta dell’Etiopia di avviare un’indagine congiunta sulle conseguenze umanitarie del conflitto nella regione settentrionale del Tigrè. Lo ha riferito il portavoce dell’Ufficio dell’Alto commissario, Jonathan Fowler, citato dai media internazionali. “L’Alto commissario ha risposto positivamente lunedì alla richiesta di indagini congiunte della Commissione etiope per i diritti umani (Ehrc)”, ha detto il portavoce, precisando che l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) sta ora preparando un piano per avviare la missione il prima possibile. All’inizio di marzo la stessa Bachelet aveva chiesto al governo dell’Etiopia di concedere agli osservatori Onu l’accesso alla regione del Tigrè per indagare sui rapporti di omicidi diffusi e violenze sessuali che potrebbero configurare crimini di guerra. In una dichiarazione, Bachelet aveva sottolineato l’urgente necessità di una valutazione obiettiva e indipendente dei fatti sul campo nella regione tigrina, date le persistenti segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani e abusi che continua a ricevere.

I residenti del Tigrè hanno riferito a diversi gruppi per i diritti umani e giornalisti di massacri, violenze sessuali diffuse e uccisioni indiscriminate di civili da parte delle forze di sicurezza nella regione. Gli operatori umanitari, nel frattempo, hanno avvertito che il sistema sanitario del Tigrè è in gran parte al collasso mettendo a serio rischio le vite di migliaia di persone. La scorsa settimana, inoltre, il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha descritto le violenze in atto nel Tigrè come un’operazione di “pulizia etnica” e ha chiesto l’apertura di un’indagine indipendente. Nel corso di un’audizione di fronte alla commissione Esteri della Camera dei rappresentanti, Blinken ha espresso il suo auspicio che l’area ospiti forze di sicurezza “che non abusino dei diritti umani della popolazione del Tigrè o commettano atti di pulizia etnica”. Il capo della diplomazia di Washington ha quindi aggiunto: “Abbiamo bisogno di un’indagine indipendente su ciò che è avvenuto e necessitiamo di un processo di riconciliazione tale da permettere al paese di andare avanti tramite la via politica”.



In precedenza l’organizzazione Human Rights Watch (Hrw) – come fatto in precedenza anche da Amnesty International – aveva chiesto “con urgenza” l’apertura di un’indagine delle Nazioni Unite sui presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella regione del Tigrè. In un rapporto diffuso la scorsa settimana, Hrw accusa in particolare le forze etiopi ed eritree di aver bombardato indiscriminatamente la città di Axum durante l’offensiva di novembre nella regione, massacrando decine di civili, compresi bambini di appena 13 anni. “Le Nazioni Unite dovrebbero avviare con urgenza un’indagine indipendente sui crimini di guerra e sui possibili crimini contro l’umanità nella regione per fare luce sulle responsabilità, e le autorità etiopi dovrebbero garantire loro l’accesso completo e immediato”, si legge nel documento. Secondo Hrw, lo scorso 19 novembre le forze etiopi ed eritree hanno bombardato indiscriminatamente Axum, uccidendo e ferendo decine di civili, saccheggiando e distruggendo proprietà, comprese le strutture sanitarie. Dopo che le milizie del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) e gli abitanti di Axum hanno attaccato le forze eritree il 28 novembre – prosegue il rapporto – le forze eritree, come forma di rappresaglia, hanno sparato a morte e ucciso sommariamente diverse centinaia di residenti, per lo più uomini e ragazzi, nell’arco di 24 ore.

In risposta alle ripetute pressioni internazionali, il governo dell’Etiopia ha da parte sua ribadito il suo “pieno impegno” ad intraprendere indagini approfondite sui presunti abusi e crimini commessi nella regione del Tigrè al fine di assicurare i responsabili alla giustizia. È quanto afferma il ministero degli Esteri etiope, che in un comunicato precisa che le autorità competenti “stanno intraprendendo il necessario lavoro investigativo che consentirà di adottare misure concrete per affrontare in modo esaustivo le presunte gravi violazioni dei diritti umani e assicurare alla giustizia gli autori di crimini gravi”. In questo contesto, si legge nella nota, “il governo non solo ha accolto con favore il sostegno degli esperti internazionali in materia di diritti umani, ma ha anche segnalato la possibilità di collaborare con le pertinenti istanze per i diritti umani. Sono in corso discussioni con le parti interessate per esaminare le modalità di applicazione. Inoltre, il governo sta agevolando l’accesso sia ai media locali che internazionali per viaggiare nella regione e fare il proprio lavoro giornalistico. È anche impegnato ad affrontare qualsiasi problema che possa emergere in relazione al loro lavoro“, prosegue la dichiarazione. “Altrettanto importante è la necessità che i media locali e internazionali seguano le regole e osservino il necessario codice di condotta. Infine, il governo è sempre pronto e disposto a impegnarsi con la comunità internazionale in modo positivo e costruttivo per rispondere efficacemente alla situazione umanitaria nella regione del Tigrè”, afferma il ministero.

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