Uganda: attentati a Kampala, il bilancio sale a 5 morti e 33 feriti

Una prima deflagrazione è avvenuta in un centro commerciale e un'altra nei pressi del Parlamento

È salito a cinque morti e 33 feriti il bilancio della duplice esplosione avvenuta questa mattina nel centro della capitale dell’Uganda, Kampala. Lo riferisce la polizia, secondo cui altre tre persone sono state confermate morte oltre alle due segnalate in un primo momento, anche se il numero delle vittime potrebbe essere superiore a quanto riportato finora dal momento che cinque dei feriti sono in condizioni critiche. Secondo quanto riferito ai media dal portavoce della polizia, Fred Enanga, le due esplosioni che sono state eseguite da tre attentatori suicidi, tutti morti sul colpo: la prima esplosione, avvenuta in una stazione di polizia, è stata causata da un attentatore suicida che è stato catturato da una telecamera a circuito chiuso con uno zaino prima di farlo esplodere; la seconda, avvenuta nei pressi del Parlamento, è stato condotto da due attentatori suicidi in sella a due motociclette boda boda. Un quarto attentatore suicida è stato inseguito e arrestato a Bwaise, un sobborgo di Kampala, dopo essere stato colpito da un colpo di arma da fuoco e reso invalido dagli investigatori.



L’Uganda, solitamente risparmiata dal terrorismo, è stata teatro il mese scorso di una recrudescenza di attacchi che hanno provocato la morte di almeno quattro persone: il primo è avvenuto il 23 ottobre quando una bomba piena di chiodi e schegge è esplosa in un famoso ristorante di Kampala, uccidendo una persona e ferendone altre tre; due giorni dopo, il 25 ottobre, una seconda bomba è esplosa su un autobus che percorreva l’autostrada Kampala-Masaka, uccidendo il presunto aggressore e ferendo diversi pendolari; una terza esplosione è avvenuta il 29 ottobre nel distretto di Nakaseke, a 60 chilometri a nord di Kampala, uccidendo due bambini. Se su quest’ultimo episodio non vi è stata – nel momento in cui screiviamo – ancora alcuna rivendicazione, i primi due attentai sono stati rivendicati dallo Stato islamico. Le autorità ugandesi stanno indagando sugli attacchi e, stando a quanto trapelato finora, i sospetti delle autorità inquirenti cadono sul gruppo delle Forze alleate democratiche (Adf), sospettato di avere legami con lo Stato islamico. Nate inizialmente come coalizione di gruppi armati che si opponevano al presidente ugandese Yoweri Museveni, dal 1995 le Adf si sono trasferite nell’est della Repubblica democratica del Congo (Rdc) da dove hanno compiuto numerosi massacri nel Nord Kivu e nella vicina provincia di Ituri. Nell’aprile 2019 alcuni attacchi delle Adf hanno iniziato a essere rivendicati dallo Stato islamico che attraverso i suoi canali social media ha designato il gruppo come il suo ramo regionale della Provincia dello Stato Islamico dell’Africa centrale (Iscap). Come conseguenza, gli Stati Uniti hanno inserito le Adf nella lista dei “gruppi terroristici” affiliati allo Stato islamico.

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