Uganda: lo Stato islamico rivendica il duplice attentato di ieri a Kampala

L'Is ha giustificato l'attacco affermando che l'Uganda è "partecipa alla guerra contro i combattenti"

kampala

Lo Stato islamico (Is) ha rivendicato la responsabilità del duplice attentato terroristico avvenuto ieri nella capitale dell’Uganda, Kampala, che ha provocato la morte di almeno sei persone – fra cui i tre attentatori suicidi – e il ferimento di altre 33. È quanto si legge in un messaggio pubblicato su Telegram. In una dichiarazione pubblicata sull’agenzia di propaganda “Amaq”, l’Is ha giustificato l’azione affermando che l’Uganda è “uno dei Paesi che partecipano alla guerra contro i combattenti dello Stato islamico in Africa centrale”. Si tratta della terza volta che l’Is rivendica gli attacchi in Uganda dall’ottobre scorso dopo quello avvenuto il 23 ottobre in un famoso ristorante di Kampala – in cui morì una persona – e quello avvenuto il 25 ottobre su un autobus che percorreva l’autostrada Kampala-Masaka (un morto e diversi feriti). Nel frattempo il presidente Yoweri Museveni, in una serie di messaggi affidati a Twitter, ha fermamente condannato gli attentati affermando che siano stati compiuti da “nipoti confusi” e descrivendoli come “maiali”. “Si sono esposti quando siamo più pronti per il terrorismo urbano. Moriranno. Il terrorismo rurale è stato sconfitto nel 2007 nel Parco nazionale di Semliki. Mi riferisco ai terroristi morti come vittime manipolate della confusione”, ha detto Museveni, aggiungendo: “I terroristi ci hanno invitato e noi stiamo andando da loro”.



Secondo quanto riferito ieri ai media dal portavoce della polizia, Fred Enanga, le due esplosioni che sono state eseguite da tre attentatori suicidi, tutti morti sul colpo: la prima esplosione, avvenuta in una stazione di polizia, è stata causata da un attentatore suicida che è stato catturato da una telecamera a circuito chiuso con uno zaino prima di farlo esplodere; la seconda, avvenuta nei pressi del Parlamento, è stato condotto da due attentatori suicidi in sella a due motociclette boda boda. Un quarto attentatore suicida è stato inseguito e arrestato a Bwaise, un sobborgo di Kampala, dopo essere stato colpito da un colpo di arma da fuoco e reso invalido dagli investigatori. L’Uganda, solitamente risparmiata dal terrorismo, è stata teatro il mese scorso di una recrudescenza di attacchi che hanno provocato la morte di almeno quattro persone: il primo è avvenuto il 23 ottobre quando una bomba piena di chiodi e schegge è esplosa in un famoso ristorante di Kampala, uccidendo una persona e ferendone altre tre; due giorni dopo, il 25 ottobre, una seconda bomba è esplosa su un autobus che percorreva l’autostrada Kampala-Masaka, uccidendo il presunto aggressore e ferendo diversi pendolari; una terza esplosione è avvenuta il 29 ottobre nel distretto di Nakaseke, a 60 chilometri a nord di Kampala, uccidendo due bambini.

Se su quest’ultimo episodio non vi è stata ancora alcuna rivendicazione, i primi due attentai sono stati rivendicati dallo Stato islamico. Le autorità ugandesi stanno indagando sugli attacchi e, stando a quanto trapelato finora, i sospetti delle autorità inquirenti cadono sul gruppo delle Forze alleate democratiche (Adf), sospettato di avere legami con lo Stato islamico. Nate inizialmente come coalizione di gruppi armati che si opponevano al presidente ugandese Yoweri Museveni, dal 1995 le Adf si sono trasferite nell’est della Repubblica democratica del Congo (Rdc) da dove hanno compiuto numerosi massacri nel Nord Kivu e nella vicina provincia di Ituri. Nell’aprile 2019 alcuni attacchi delle Adf hanno iniziato a essere rivendicati dallo Stato islamico che attraverso i suoi canali social media ha designato il gruppo come il suo ramo regionale della Provincia dello Stato Islamico dell’Africa centrale (Iscap). Come conseguenza, gli Stati Uniti hanno inserito le Adf nella lista dei “gruppi terroristici” affiliati allo Stato islamico.



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