Usa-Africa: Blinken arrivato a Nairobi, previsti colloqui con Kenyatta su crisi in Etiopia e Sudan

La visita era prevista inizialmente ad agosto, salvo poi essere rimandata a causa della crisi in Afghanistan

blinken africa

Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, è arrivato in Kenya per la prima tappa del suo tour africano che lo vedrà in seguito in Nigeria e in Senegal. “Vipi WaKenya! Felice di essere in Kenya, una nazione con la quale abbiamo un’amicizia profonda e di lunga data. In attesa di incontrare i funzionari del governo e la società civile per discutere dei nostri interessi condivisi e affermare la nostra partnership strategica”, ha scritto Blinken in un messaggio pubblicato su Twitter subito dopo il suo atterraggio all’aeroporto di Nairobi. Nella capitale keniota il segretario di Stato Usa incontrerà il presidente Uhuru Kenyatta e il segretario di Gabinetto per gli Affari esteri, Raychelle Omamo, con cui discuterà di relazioni bilaterali e degli interessi comuni fra i due Paesi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, oltre che delle principali questioni di sicurezza regionale come l’Etiopia, la Somalia e il Sudan. Al centro dei colloqui ci sarà anche la cooperazione tra Stati Uniti e Kenya nella lotta al Covid-19 e ai cambiamenti climatici, mentre Blinken ribadirà il sostegno degli Usa a elezioni pacifiche e inclusive in Kenya nel 2022.



In cima all’agenda dei colloqui di Blinken a Nairobi ci saranno però l’Etiopia e il Sudan, come confermato ieri dal portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, durante un briefing con la stampa. “Apprezziamo molto il ruolo di leadership che il presidente Kenyatta ha dimostrato nel contesto del conflitto in Etiopia. Ha usato il potere della sua voce, ha usato il potere del suo ufficio, per chiedere un’immediata cessazione delle ostilità e per rafforzare gli stessi messaggi che stiamo ascoltando dall’ex presidente (Olusegun) Obasanjo, l’inviato dell’Ua; gli stessi messaggi che avete sentito provengono dai nostri alti funzionari. Quindi, naturalmente, l’Etiopia sarà in cima all’agenda quando incontreremo il presidente Kenyatta, così come altre questioni di sicurezza regionale. E questo, ovviamente, include anche il Sudan”, ha detto Price, che ha ribadito la richiesta delle autorità Usa per il rilascio delle persone arrestate a Khartum nell’ambito del colpo di Stato militare dello scorso 25 ottobre.

La visita di Blinken in Africa era prevista inizialmente ad agosto, salvo poi essere rimandata a causa della crisi in Afghanistan. Ora, tre mesi dopo, il segretario di Stato tenterà di nuovo di recapitare il messaggio di un rinnovato impegno statunitense per un continente che negli ultimi anni è stato spesso messa in ombra da questioni più urgenti in Europa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Il viaggio di Blinken, sostengono pertanto diversi osservatori, mira soprattutto ad elevare il profilo di Washington come attore di primo piano nelle iniziative regionali e internazionali per ripristinare la pace e promuovere la democrazia nel contesto della competizione strategica con la Cina, che negli ultimi anni ha espanso enormemente la sua influenza sul continente. Nello specifico, la visita di Blinken mira a potenziare gli sforzi diplomatici statunitensi finora infruttuosi per risolvere i conflitti sempre più profondi in Etiopia e in Sudan e contrastare le crescenti situazioni di instabilità in altre aree della regione. In tal senso la prima tappa del suo tour, il Kenya, non è casuale dal momento che Nairobi rappresenta un attore chiave sia per la crisi nella vicina Etiopia che in quella in Sudan, sedendo attualmente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come membro di turno non permanente. Il Kenya ha anche profondi interessi in Somalia, con cui confina e che da decenni è devastata dalla violenza e dall’instabilità.



La visita di Blinken arriva dopo che mesi di sforzi diplomatici da parte dell’amministrazione Usa – tra cui la visita in Etiopia dell’amministratrice dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), Samantha Power, diversi viaggi effettuati ad Addis Abeba e Nairobi dall’inviato speciale Usa per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman – hanno prodotto scarsi progressi. Al contrario, il conflitto in Etiopia si è intensificato con le milizie del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) che ora avanzano verso la capitale Addis Abeba e con le crescenti segnalazioni di atrocità commesse da entrambe le parti, rischiando di far sprofondare l’Etiopia nel caos e ina spirale di violenze interetniche di massa. Saranno queste le preoccupazioni che Blinken solleverà nel suo incontro con Kenyatta e le altre controparti di Nairobi e non è da escludere, in tal senso, un possibile annuncio riguardo eventuali sanzioni al governo etiope – se non addirittura al primo ministro Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace nel 2019 – dopo quelle comminate a quattro entità e a due personalità politiche dell’Eritrea (stretto alleato dell’Etiopia nel conflitto).

Quanto al Sudan, gli Stati Uniti sono estremamente preoccupati dal colpo di Stato che lo scorso 25 ottobre ha rovesciato il premier civile Abdalla Hamdok – attualmente agli arresti domiciliari – e ha rafforzato la posizione del capo delle forze armate, il generale Abdel-Fattah al Burhan, il quale la scorsa settimana si è riconfermato presidente di un nuovo Consiglio sovrano. Il colpo di Stato è avvenuto peraltro poche ore dopo la visita effettuata a Khartum dall’inviato speciale Usa per il Corno d’Africa, Feltman, in una missione volta a risolvere le crescenti tensioni tra i militari guidati da al Burhan e Hamdok. In risposta al golpe, gli Usa hanno sospeso i 700 milioni di dollari di assistenza finanziaria diretta al Sudan, mentre ulteriori mosse potrebbero arrivare nei prossimi giorni. Nei giorni successivi al colpo di Stato, lo stesso Blinken ha avuto colloqui telefonici sia con Burhan sia con Hamdok: al primo ha chiesto un immediato ripristino del governo a guida civile e ha chiesto il rilascio immediato di tutte le figure politiche detenute dal 25 ottobre e la ripresa di un dialogo che riporti in carica il premier Hamdok; al secondo ha ribadito il forte sostegno degli Stati Uniti al popolo sudanese nella sua richiesta di democrazia e ha rimarcato l’appello a favore di un immediato ripristino della transizione alla democrazia guidata dai civili. Il tutto mentre l’assistente del segretario di Stato per gli Affari africani, Molly Phee, si trova a Khartum dove ha avuto colloqui sia con Burhan che con Hamdok, oltre che con la ministra degli Esteri Mariam al Mahdi, “per discutere i modi per ripristinare la transizione democratica del Sudan” e per mostrare “il sostegno degli Stati Uniti al governo di transizione a guida civile”.

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