Usa-Africa: Blinken in tour nel continente per contenere l’espansione cinese

Una visita che lo ha visto fare tappa prima in Kenya, poi in Nigeria e a seguire in Senegal

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È nel quadro di un rinnovato interesse degli Stati Uniti per il continente africano che il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha iniziato questa settimana il suo tour in Africa, il primo dalla sua entrata in carica. Una visita, quella del capo della diplomazia statunitense, che lo ha visto fare tappa prima in Kenya, poi in Nigeria e a seguire in Senegal, nel tentativo – più o meno esplicito – di riaffermare una presenza statunitense in Africa che, specie negli ultimi anni, è andata scemando in maniera netta, lasciando spazio a potenze rivali, in primis la Cina (ma anche la Russia e la Turchia). In questo senso, la visita di Blinken in Africa – inizialmente prevista ad agosto, salvo poi essere rimandata a causa della crisi in Afghanistan – ha come obiettivo quello di recapitare il messaggio di un rinnovato impegno statunitense per un continente che negli ultimi anni è stato spesso messo in ombra da questioni più urgenti in Europa, Asia, Medio Oriente e America Latina. L’obiettivo di fondo, sostengono diversi osservatori, è quindi quello di elevare il profilo di Washington come attore di primo piano nelle iniziative regionali e internazionali per ripristinare la pace e promuovere la democrazia nel contesto della competizione strategica con la Cina, che negli ultimi anni ha espanso enormemente la sua influenza sul continente.



Blinken delinea la politica Usa in Africa

Rientra in quest’ottica l’annuncio che il segretario di Stato ha fatto oggi ad Abuja nel suo atteso discorso programmatico sulla politica Usa in Africa, ovvero che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, intende organizzare un vertice con i leader africani per dimostrare il rinnovato impegno di Washington nel continente. “Il presidente Biden intende ospitare il vertice dei leader Usa-Africa per guidare il tipo di diplomazia e di impegno di alto livello che possono trasformare le relazioni e rendere possibile una cooperazione efficace”, ha affermato Blinken nel suo discorso pronunciato nella sede della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao). Nel suo intervento, Blinken ha riconosciuto che molti Paesi africani “temono che in un mondo di rivalità più acute tra le maggiori potenze saranno costretti a scegliere”. “Non vogliamo farvi scegliere. Vogliamo darvi delle scelte”, ha dichiarato il capo della diplomazia di Washington rivolgendosi direttamente ai leader africani e ricordando che gli Stati Uniti hanno finora fornito più di 50 milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19 in Africa “senza alcun vincolo” e che altre sono in arrivo, oltre ad aver fornito oltre 1,9 miliardi di dollari in assistenza legata al Covid-19 per finanziare le forniture alimentari di emergenza e altri aiuti umanitari. Gli Usa, ha sottolineato ancora il segretario di Stato, hanno anche sostenuto la sospensione del debito per 32 Paesi africani per aiutare le loro economie a riprendersi dalla pandemia.

Da Washington preoccupazione per il ritorno dell’autoritarismo

Blinken ha quindi espresso preoccupazione per un aumento dell’autoritarismo in Africa, e non solo, con governi che diventano meno trasparenti, la tecnologia che viene utilizzata per mettere a tacere il dissenso, la corruzione in aumento e le elezioni che diventano focolai di violenza. I militari hanno preso il potere in Sudan, Ciad, Guinea e Mali negli ultimi mesi, le elezioni programmate in Somalia sono state rimandate due volte, mentre l’Etiopia è stata coinvolta in una guerra civile che dura da un anno. “L’arretramento della democrazia in molti luoghi in Africa non può essere negata”, ha detto Blinken. “Voglio sottolineare che il deragliamento democratico non è solo un problema africano, è un problema globale. Il mio Paese sta lottando contro le minacce alla nostra democrazia. E le soluzioni a queste minacce arriveranno tanto dall’Africa quanto da qualsiasi altra parte”, ha aggiunto il segretario di Stato, secondo il quale per contrastare in maniera efficace l’instabilità e l’estremismo violento la soluzione consiste nell’avere forze di sicurezza e forze dell’ordine locali efficaci, professionali e ben attrezzate, affrontando contemporaneamente le cause profonde del conflitto. “Pensiamo di poter ottenere risultati migliori nell’affrontare l’insicurezza se lavoriamo insieme per espandere le opportunità economiche, in particolare per i giovani e altri che potrebbero essere coinvolti in attività criminali per disperazione”, ha affermato, ribadendo infine l’impegno degli Usa a sostenere gli sforzi diplomatici per risolvere i conflitti in Africa, come sta avvenendo attualmente in Etiopia, in Sudan e in Somalia.



Crisi in Etiopia e Sudan tra i dossier di Blinken

Oltre ai principali temi globali – dalla lotta alla pandemia di Covid-19 a quella contro i cambiamenti climatici e al terrorismo – in cima all’agenda dei colloqui avuti da Blinken con i suoi interlocutori ci sono state proprio le crisi in Etiopia e in Sudan. Parlando in conferenza stampa a Nairobi con l’omologa keniota Raychelle Omamo, il segretario di Stato è tornato a chiedere la cessazione delle ostilità in Etiopia – Paese dove l’influenza della Cina è estremamente marcata – e ha ribadito che ci saranno delle conseguenze per i brutali attacchi contro i civili denunciati dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni per i diritti umani. “Il fatto è che abbiamo visto, e continuiamo a vedere, atrocità commesse, persone che soffrono”, ha detto Blinken. “Indipendentemente da come le chiamiamo, devono cessare. Ci deve essere responsabilità e siamo determinati affinché ci sarà”, ha affermato il segretario di Stato, sottolineando che l’inviato Usa per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, sta lavorando con l’alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, per far cessare le ostilità senza precondizioni, porre fine agli abusi dei diritti umani e garantire l’accesso umanitario. Il conflitto, ha aggiunto, rappresenta un pericolo non solo per l’Etiopia, ma per l’intera regione, ed è pertanto una fonte “di profonda preoccupazione per noi e per i nostri partner, anche qui in Kenya”. Quanto al Sudan – dossier che interessa da vicino gli Usa visto che il premier estromesso Abdalla Hamdok è considerato un fidato alleato di Washington – Blinken ha ribadito la condanna del colpo di Stato militare dello scorso 25 ottobre e il sostegno statunitense alle aspirazioni democratiche del popolo sudanese. “Sosteniamo il popolo sudanese che ha reso chiare le sue aspirazioni di democrazia e appoggiamo la loro richiesta perché si ritorni a una transizione democratica”, ha detto Blinken, rinnovando l’appello al rilascio delle persone arrestate dopo il golpe e al ripristino delle istituzioni democratiche.

Alto valore simbolico nella scelta dei luoghi

La scelta dei Paesi individuati per il primo tour di Blinken in Africa, poi, non è per nulla casuale. Il Kenya – prima tappa della missione – rappresenta infatti un attore chiave sia per la crisi nella vicina Etiopia che in quella in Sudan, sedendo attualmente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come membro di turno non permanente, oltre ad avere profondi interessi in Somalia, con cui confina e che da decenni è devastata dalla violenza e dall’instabilità. La Nigeria – dove il segretario di Stato ha firmato un accordo di assistenza allo sviluppo da 2,1 miliardi di dollari nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’agricoltura e del buon governo – è il secondo partner commerciale degli Stati Uniti in Africa con un interscambio totale di oltre 10 miliardi di dollari nel 2019, inoltre gli Usa sono uno dei maggiori investitori stranieri in Nigeria con investimenti diretti esteri per un totale di 5,5 miliardi di dollari (sempre nel 2019), mentre nel settore della difesa e della sicurezza l’assistenza degli Stati Uniti alla Nigeria è ammontata a circa 650 milioni di dollari dal 2017, di cui 500 milioni destinati a commesse militari. Quanto al Senegal – dove Blinken firmerà accordi riguardanti progetti infrastrutturali – si tratta di un Paese strategico la cui stabilità ne fa un baluardo contro la crescente insicurezza che affligge la regione dell’Africa occidentale, dove all’avanzata dei gruppi jihadisti fa da contraltare una graduale penetrazione di potenze straniere, in primis la Russia, che preoccupa non poco gli Stati Uniti e il suo alleato francese.

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