Usa e Onu al lavoro per il ritiro dalla Libia dei mercenari di Turchia e Russia

Un’evacuazione che le due parti dovrebbero avviare in contemporanea

mercenari - libia

L’Onu e gli Stati Uniti stanno lavorando per consentire il ritiro dalla Libia dei mercenari di Turchia e Russia, un’evacuazione che le due parti dovrebbe avviare in contemporanea. A dirlo è stato il sottosegretario di Stato per gli affari politici degli Stati Uniti, Victoria Nuland, parlando a un evento organizzato alla commissione per le relazioni estere del Senato Usa: “Sia la Turchia che la Russia hanno affermato di essere disposte a sostenere il ritiro delle forze mercenarie, ma vogliono farlo insieme. Stiamo lavorando con l’attuale inviato delle Nazioni Unite, il signor Jan Kubis, per capire come potrebbe funzionare”, ha detto Nuland, citata dal sito web d’informazione libico “Al Saa 24”.

Secondo i dati forniti dal Comando Usa per l’Africa (Africom), la presenza di contractor russi nel Paese sarebbe pari a circa 2.000 persone. Il gruppo Wagner è di stanza presso la base aerea di Jufrah, situata nell’entroterra libico più o meno a ridosso fra Tripolitania e Cirenaica, dove sono presenti degli aerei militari giunti nel Paese nordafricano dalla Russia, dopo aver fatto scalo in Siria. Mercenari russi sono stati segnalati nei report del Panel degli esperti delle Nazioni Unite anche a Sirte e nel Fezzan, la regione meridionale libica ricca di petrolio e gas ma povera di servizi. Più difficile quantificare il numero di mercenari siriani portati dalla Turchia. L’Osservatorio siriano per i diritti (Sohr), organizzazione non governativa con sede a Londra, ne ha recentemente quantificati circa 10 mila: la maggior parte di loro combatte per il governo unitario di Tripoli, ma ce ne sarebbero altri, circa 2.000, reclutati dai russi per Haftar.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha recentemente sollecitato, attraverso un comunicato, il ritiro dei mercenari e delle forze straniere dalla Libia per consentire lo svolgimento in sicurezza di libere elezioni il 24 dicembre 2021, nel giorno del 70esimo anniversario dell’indipendenza del Paese. E intanto il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), Khalifa Haftar, ha inviato una delegazione militare in Russia guidata da Kheiri al Tamimi, membro del Comitato militare misto 5+5. Lo ha scritto Khaled al Mahjoub, direttore del “Dipartimento di orientamento morale” dell’Lna, in un post su Facebook. L’agenda dei colloqui e la scaletta degli incontri è sconosciuta, ma è noto che i mercenari del gruppo russo Wagner sostengano le forze di Haftar sul terreno libico.

Fino a poco tempo fa, in Libia c’erano due organi esecutivi: il governo di accordo nazionale (Gna) guidato da Fayez al Sarraj e un gabinetto ad interim con sede nell’est del Paese, quest’ultimo appoggiato dell’Lna. Le forze armate delle due parti sono state coinvolte in un conflitto durato dall’aprile del 2019 al giugno del 2020. I membri del Comitato 5+5, che comprende cinque militari in rappresentanza del Gna e altri cinque dell’Lna, hanno firmato un accordo di cessate il fuoco permanente a Ginevra il 23 ottobre 2020. A seguito dei colloqui mediati dalle Nazioni Unite, nel febbraio del 2021 sono stati nominati un primo ministro del governo di unità nazionale, Abdulhamid Dabaiba, e tre membri del Consiglio presidenziale, guidato da Mohamed Menfi. Il governo e il consiglio hanno prestato giuramento il 15 marzo. Il loro obiettivo principale è unire gli organi di governo in tutto il Paese e tenere le elezioni presidenziali e parlamentari in Libia il 24 dicembre 2021. Ma con i mercenari ancora sul terreno, la sicurezza delle consultazioni è a rischio.

Nel suo ultimo briefing al Consiglio di sicurezza il 15 luglio, l’inviato Onu Kubis ha detto che la continua presenza di forze straniere, mercenari e foreign fighters minaccia la tenuta del cessate il fuoco. “E’ imperativo che gli attori libici e internazionali concordino un piano per cominciare un completo ritiro dei mercenari e delle forze straniere. I segnali iniziali in tal senso sono incoraggianti, ma sono necessari passi e accordi concreti”, ha detto Kubis. “La situazione di sicurezza nel Paese è ulteriormente complicata da recenti e rinnovate minacce terroristiche da Al Qaeda nel Maghreb islamico e Stato islamico, in particolare nel sud. Il ritardo nella riunificazione dell’apparato militare e di sicurezza libico (…) crea spazio per organizzazioni estremiste violente per reclutare, operare e aumentare le loro attività”, ha aggiunto il diplomatico slovacco.

Una fonte diplomatica russa, intanto, ha dichiarato all’agenzia di stampa “Tass” che Mosca mantiene contatti regolari con tutte le parti coinvolte nella crisi in Libia. La fonte ha aggiunto che la Russia sta conducendo colloqui diplomatici e militari direttamente e telefonicamente con tutte le parti, spiegando che “la situazione in Libia è ancora complicata”. Secondo il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, i Paesi coinvolti nel dossier libico “devono agire in maniera più sincera”. Rispondendo alle domande della stampa al termine della sua visita di questi giorni nell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), Erdogan ha rivendicato con orgoglio l’intervento turco nel Paese nordafricano. “Siamo in Libia su invito ufficiale del governo legittimo, riconosciuto dall’Onu. Abbiamo impedito alla Libia di cadere in una lunga guerra civile con i nostri risultati diplomatici e militari”, ha proseguito. “Così facendo, abbiamo aperto la strada al processo politico a guida Onu”, ha aggiunto. Sottolineando che la Turchia continuerà a combattere per “la pace e la stabilità della sorella Libia”, Erdogan ha aggiunto che è stato cruciale che il Paese sia rimasto unito durante il processo. “Seguiamo da vicino tutti gli sviluppi relativi alla Libia. Altri Paesi devono agire in maniera più sincera”, ha concluso il capo dello Stato turco.

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