Usa: le rivelazioni di Woodward mettono nei guai il generale Milley

Il capo di Stato maggiore congiunto delle forze armate Usa protagonista delle rivelazioni contenute nell’ultimo libro dei giornalisti Bob Woodward e Robert Costa, “Peril”

Mark Milley - Usa

È sempre più al centro di una vera e propria bufera il generale Mark Milley, capo di Stato maggiore congiunto delle forze armate degli Stati Uniti, protagonista delle rivelazioni contenute nell’ultimo libro dei giornalisti Bob Woodward e Robert Costa, “Peril”. Stando alle fonti citate dai due reporter, nell’ultima fase della presidenza di Donald Trump, Milley avrebbe avuto contatti diretti segreti (almeno due telefonate datate 30 ottobre 2020 e 8 gennaio 2021) con il proprio omologo cinese, Li Zuocheng, assicurando che gli Stati Uniti non avrebbero attaccato la Repubblica popolare e che, in caso contrario, Pechino sarebbe stata avvertita in anticipo attraverso “canali riservati”. Dal libro emerge anche che Milley avrebbe convocato i vertici delle forze armate senza consultare Trump per rivedere le procedure d’impiego delle armi nucleari e impedire che il presidente potesse utilizzarle senza l’approvazione dei capi delle forze armate. Secondo le testimonianze raccolte da Woodward, noto per la sua inchiesta sul Watergate che nel 1974 portò alle dimissioni dell’allora presidente Richard Nixon, Milley avrebbe motivato la propria decisione ai collaboratori avanzando dubbi sulle “facoltà mentali” di Trump.



Il generale dovrà presentarsi in audizione al Congresso il prossimo 28 settembre e, in quella occasione, dovrà con ogni probabilità fronteggiare furiosi attacchi da parte del Partito repubblicano. Il senatore Marco Rubio, membro della commissione Affari esteri, ha parlato su “Fox News” di “colpo di Stato” e ha invitato l’attuale presidente Joe Biden a rimuovere Milley, accusato di aver “agito per minare l’autorità del suo comandante in capo”. A chiedere le dimissioni del capo di Stato maggiore congiunto è stato anche il colonnello in congedo Alexander Vindman, che pure testimoniò contro Trump nel primo procedimento di impeachment. “Se tutto questo è vero il generale Milley deve dimettersi. Ha usurpato l’autorità civile, ha interrotto la catena di comando, ha violato il sacrosanto principio del controllo civile sul potere militare”, ha twittato oggi l’ufficiale. “È un precedente estremamente pericoloso”.

Lo stesso Trump ha affermato ieri che Milley andrebbe processato per “tradimento”, pur sollevando dubbi sulla veridicità di quanto riportato nel libro di Woodward e Costa. “La gente che ha costruito questa storia è malata e demente, chi l’ha stampata è pessima allo stesso modo”, ha scritto l’ex presidente in una dichiarazione. Tuttavia, scrive oggi il sito d’informazione politica “Axios”, molti repubblicani sono convinti che sia stato lo stesso Milley a raccontare personalmente agli autori del libro i fatti più controversi, presentati in maniera estremamente precisa e circostanziata. Il 28 settembre, peraltro, il generale statunitense dovrà spiegare alla commissione Servizi armati del Pentagono anche le circostanze del caotico ritiro dall’Afghanistan. Dichiarazioni che la Casa Bianca seguirà con grande attenzione, nel timore che il generale possa prendere le distanze dalle decisioni del presidente Biden e raccontare di aver consigliato a quest’ultimo di mantenere alcune migliaia di truppe nel Paese.



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