Usa-Sudan: Blinken definisce “incoraggiante” l’accordo politico su Hamdok

Il capo della diplomazia Usa ha quindi esortato le parti sudanesi a proseguire i colloqui

Addalla_Hamdok

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha accolto con favore il nuovo accordo politico raggiunto in Sudan tra le parti, che prevede di reinsediare il primo ministro deposto Abdalla Hamdok e di liberare i civili arrestati dopo il colpo di stato militare del mese scorso. In una serie di messaggi pubblicati su Twitter, Blinken si è detto “incoraggiato dalle notizie secondo cui i colloqui a Khartum porteranno al rilascio di tutti i prigionieri politici, al reintegro del primo ministro Hamdok, alla revoca dello stato di emergenza e alla ripresa di un coordinamento” tra le parti. Il capo della diplomazia Usa ha quindi esortato le parti sudanesi a proseguire i colloqui e “raddoppiare gli sforzi per completare i principali compiti di transizione lungo un percorso guidato dai civili verso la democrazia”, chiedendo alle forze di sicurezza di “astenersi dall’uso eccessivo della forza contro i manifestanti pacifici”. L’accordo, in base al quale Hamdok formerà ora un governo indipendente di tecnici, è stato raggiunto dopo settimane di colloqui tra i militari della giunta che ha preso il potere dopo il golpe del 25 ottobre e i leader dei diversi partiti sudanesi. Lo ha annunciato alla stampa Fadlallah Burma Nasir, leader ad interim del partito Umma, che ha preso parte a un incontro di mediazione nella tarda serata di sabato. Del gruppo di mediatori, che ha confermato l’annuncio, fanno parte accademici, giornalisti e politici sudanesi.



In seguito all’annuncio, il capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan e il primo ministro Abdallah Hamdok hanno firmato un documento in cui le parti – si legge – “si impegnano a lavorare insieme per completare il percorso di correzione democratica nel migliore interesse del Sudan”. Dall’accordo ha tuttavia preso le distanze la coalizione delle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc), promotrice nel 2019 delle proteste che portarono alla deposizione del presidente Omar al Bashir. “Siamo rimasti sorpresi dalla firma di una dichiarazione politica tra il primo ministro Abdallah Hamdok ed il generale Abdel Fattah al-Burhan, comandante in Capo delle Forze Armate”, hanno dichiarato in una nota, nella quale sottolineano di non aver aderito all’intesa ed esprimono rinnovato sostegno alla richiesta del popolo sudanese di ripristinare il governo civile. Secondo gli oppositori, l’accordo è una forma di legittimazione del colpo di Stato dello scorso 25 ottobre.

Oltre al reintegro di Hamdok come primo ministro e al rilascio dei detenuti, l’intesa conclusa fra Hamdok e al Burhan stabilisce la ripresa del processo costituzionale, legale e politico di transizione. L’accordo è stato firmato alla presenza dei membri del Consiglio sovrano sudanese – prima sciolto, poi ripristinato dallo stesso al Burhan, che ne è a capo – e dei leader degli ex gruppi ribelli che hanno firmato l’accordo di pace di Giuba. Nel testo, riferisce “Sudan Tribune”, si sottolinea che la dichiarazione costituzionale emendata dopo l’accordo di pace di Giuba rimane il principale documento di riferimento per il completamento del periodo di transizione. L’accordo prevede anche di emendare il documento costituzionale per garantire “una partecipazione politica globale a tutte le componenti della società, ad eccezione del disciolto Partito del Congresso nazionale”, formazione islamista fondata da Bashir. Quest’ultimo punto risponde alla richiesta della componente militare di includere nel Consiglio sovrano i membri del Partito del Congresso popolare ed il movimento Reform Now Party, due gruppi islamisti che al Burhan chiede da tempo di far rappresentare nel consiglio legislativo di transizione. Secondo l’attuale documento costituzionale, questi partiti, che erano stati alleati del precedente regime, non possono partecipare al periodo di transizione e alle principali riforme da adottare durante questo periodo, compresa quella della costituzione.



Lo scetticismo degli oppositori sul nuovo accordo concluso riguarda del resto anche il processo di approvazione delle nomine dei ministri, che Hamdok dovrà comunque sottoporre al Consiglio sovrano, controllato dallo stesso al Burhan, artefice del colpo di stato. Il 25 ottobre il generale Burhan ha dichiarato lo stato di emergenza, sciolto il governo di transizione e fatto arrestare la leadership civile, provocando manifestazioni di protesta e una diffusa condanna internazionale. Hamdok è stato posto agli arresti domiciliari. Burhan ha sostenuto che la sua iniziativa non fosse un golpe ma un passo per “rettificare la transizione”. Contro il ripristino della giunta militare ed il colpo di Stato sono scoppiate nuove proteste, indette dalla Forze per la libertà ed il cambiamento (Ffc) e da altri attivisti che hanno lanciato un appello a manifestare “a milioni” contro il nuovo Consiglio di transizione, che vede come vicepresidente il generale Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti), ritenuto dalle opposizioni un pericoloso alleato governativo. La nomina di un organo legislativo di transizione con a capo vecchi personaggi della politica militare sudanese è stata accolta con diffidenza dai governi occidentali, Stati Uniti in testa, che hanno esortato i generali a mettere fine alla gestione militare del potere. Finora nelle manifestazioni contro il golpe sono morte almeno 40 persone. Mercoledì scorso è stato il giorno peggiore, con 16 morti, sebbene la polizia abbia dichiarato di aver seguito il principio della “forza minima” e di aver usato solo proiettili di gomma.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram