Vaccinazione nei luoghi di lavoro: ecco cosa prevede il protocollo

L’avvocato Lavinia Morrico dello Studio legale lavoro MMBA ha spiegato i dettagli ad "Agenzia Nova"

vaccini

Con la sottoscrizione del Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti-Sars-Cov2/Covid-19 nei luoghi di lavoro, il governo, nello specifico i ministri Orlando e Speranza, ha voluto incentivare e cercare di velocizzare il processo di vaccinazione di massa chiamando in soccorso l’intervento delle aziende. I datori di lavoro, singolarmente o in forma aggregata e a prescindere dal numero dei lavoratori occupati, possono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti Sars-Cov-2 (Covid-19) nei luoghi di lavoro destinati alla somministrazione in favore delle lavoratrici e dei lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta.

“Un primo elemento che emerge, e viene ribadito più volte nel testo, è la volontarietà del dipendente di sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti Sars-Cov-2 (Covid-19), escludendo pertanto una obbligatorietà al vaccino per i dipendenti che non rientrino nel novero delle aziende sanitarie per le quali invece grava l’obbligatorietà al vaccino, come previsto dal Decreto Legge del primo aprile 2021” spiega ad “Agenzia Nova” l’avvocato Lavinia Morrico dello Studio legale lavoro MMBA, che sottolinea come l’impegno che i datori di lavoro assumono nei confronti dei lavoratori prescinde “dalla tipologia contrattuale” facendo così rientrare “nel piano vaccinale aziendale anche coloro che offrono la prestazione lavorativa anche in via consulenziale”. Resta salda poi la tutela della privacy dei lavoratori, nel pieno rispetto della riservatezza, e in modo tale da evitare che possano verificarsi eventi discriminatori nei confronti dei lavoratori coinvolti.

Il consenso prestato dal lavoratore alla somministrazione del vaccino, dovrà essere un “consenso informato” e la somministrazione avvenire durante l’orario di lavoro. “Inoltre – aggiunge Morrico – i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi i costi per la somministrazione, sono a carico del datore di lavoro”. Il 6 aprile è stato altresì sottoscritto il Protocollo di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione de virus Sars-CoV-2 negli ambienti di lavoro. Il testo incentra l’attenzione sempre sul ricorso al lavoro agile, raccomandando altresì l’assicurazione di un piano di turnazione dei lavoratori dedicati alla produzione al fine di limitare sensibilmente i contatti. “Elemento aggiuntivo – sottolinea ancora Morrico – costituisce la specificazione della riammissione in servizio a seguito dell’infezione che deve avvenire secondo quanto prescritto nella circolare del ministero della Salute del 12 ottobre 2020, aggiungendo che i lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario”.

“Le aziende, se ancora non hanno provveduto, dovranno aggiornare il Dvr (documento valutazione dei rischi) – spiega ancora Morrico – con eventuale redazione di uno specifico Dvr al fine di fronteggiare il rischio Covid19, istituire di un eventuale Comitato di Gestione della Crisi Pandemica, indicare nel Dvr delle mansioni esposte al rischio, indicare con l’ausilio del medico competente i lavoratori fragili e i lavoratori più esposti al rischio da contagio e previo parere conforme del medico competente individuare i dipendenti che per l’esposizione al rischio sarebbe opportuno sottoporsi al vaccino al fine di rendere in sicurezza la prestazione lavorativa”. Dalla redazione del nuovo Dvr aggiornato o Dvr rischio covid e a seguito del parere del medico competente potrà emergere l’inidoneità alla mansione di un determinato dipendente e pertanto “il datore di lavoro potrà adibire il lavoratore in smartworking o, se la mansione non è remotizzabile, adibire il lavoratore a mansione diversa o inferiore mantenendo lo stesso trattamento economico. Potrà porre in ferie forzate il dipendente, sospenderlo dall’attività con eventuale sospensione della retribuzione. Nell’ambito strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali si procede con la sospensione dalla mansione e dalla retribuzione”.

Il datore – conclude l’avvocato – dovrà indicare le misure di prevenzione e protezione idonei a far fronte il rischio contagio (Dpi). “Prevedere sempre ai fini preventivi, con l’ausilio del medico competente, l’adozione di eventuali mezzi diagnostici qualora li ritenga utili al fine del contenimento della diffusione del virus e a tutela dei lavoratori quali la messa a disposizione di test molecolari o sierologici a cui sottoporre i lavoratori e provvedere ad una idonea ed adeguata informazione e formazione dei lavoratori”.