Venezuela: domenica le amministrative, opposizioni divise tornano a sfidare Maduro

Il Paese deciderà il nome dei governatori dei 23 Stati e dei sindaci dei 335 comuni

Venezuela

Il Venezuela si reca domenica al voto per elezioni amministrative apparentemente destinate a confermare il potere delle forze di governo, nonostante il ritorno alle urne delle opposizioni. Il fronte anti governativo, dopo che aveva deciso il cambio di strategia dopo quattro anni di assenza, è arrivato all’appuntamento in modo sfilacciato, rivelando le divisioni esistenti al suo interno tanto sugli obiettivi quanto sul metodo d’azione. Al tempo stesso, se è vero che il risultato numerico del voto – come ipotizzano i sondaggi – non dovrebbe smuovere troppo gli equilibri politici del Paese, le amministrative presentano novità istituzionali che potrebbero lasciare una traccia nel processo di recupero delle istituzioni, e di uscita dalla crisi sociale in atto da anni. Tra le altre cose, diversi analisti pensano infatti che il ritorno delle opposizioni alla politica attiva possa scaldare i motori di un possibile referendum per la revoca di Maduro da presidente, che secondo Costituzione si potrebbe tenere l’anno prossimo.



Il Paese andrà al voto per decidere il nome dei governatori dei 23 Stati della federazione e dei sindaci dei 335 comuni, con i relativi membri delle assemblee legislative, per un totale di 3.082 incarichi. Le opposizioni avevano disertato ben quattro appuntamenti: le elezioni per l’Assemblea Costituente del 2017, le amministrative del 2017, le presidenziali del 2018 e le parlamentari del 2020. Una strategia che a lungo andare aveva creato malumori per la mancanza di risultati e per i troppi spazi istituzionali “regalati” alle forze di governo. Una “dissidenza” tenuta alta soprattutto dall’ex candidato presidenziale Henrique Capriles, figura ricorrente della scena politica, non privo di un suo seguito. Agganciandosi all’apertura di un nuovo processo di pace guidato dal Regno di Norvegia, il leader oppositore Juan Guaidò ha provato a ricompattare le forze politiche attorno all’idea di tornare al voto, pur mantenendo come fine ultimo della sua azione la convocazione di nuove elezioni presidenziali.

La proposta di Guaidò non aveva però sedotto tutte le forze di opposizione, alcune delle quali si sono dette convinte che la partecipazione al voto, con poche possibilità di reale vittoria, finisse per legittimare – questa volta senza le accuse di mancata trasparenza e democraticità nelle regole – il governo Maduro. Molto dura, in questo senso, l’opposizione di Maria Corina Machado, altra figura storica delle opposizioni, che scartando ogni ipotesi di condivisione del gioco democratico con Maduro non ha esitato a chiedere l’intervento esterno, di forza, per mettere fine alla crisi. La decisione del governo di sospendere il processo di pace, garanzia di uno scenario internazionale di soluzione della crisi, ha fatto lievitare le distanze tra le varie componenti delle opposizioni, rendendo più complicata ogni mediazione per decidere i vari candidati alle principali cariche.



Le forze antigovernative si presentano al voto sotto l’insegna della Mud (Mesa de la unidad democratica), una “porta” che il Consiglio nazionale elettorale (Cne) – con due magistrati su cinque vicini alle opposizioni – ha aperto dopo che la Corte suprema aveva tolto ai principali partiti l’uso del simbolo e del nome per le elezioni. Il poco tempo a disposizione non ha consentito di sanare la lunga storia di “distinguo” tra gli anti-chavisti, arenati nella scelta del metodo più giusto per selezionare i candidati. Risultato, sono a rischio anche distretti e municipi storicamente in mano alle opposizioni. La frammentazione, incentivata dall’alto numero di cariche messe contemporaneamente in gioco, potrebbe finire quindi per rinforzare un po’ ovunque il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), baricentro della coalizione che sostiene il governo.

È d’altro canto vero che il consenso dei socialisti è in continuo calo, anche per l’allontanamento di alleati storici come il Partito comunista. In questa contesa diviene interessante il ruolo di Fuerza Vicinal (Fv), un movimento attivo soprattutto nei centri urbani, popolarmente definito come una forza dotata di denaro e interessi, non sempre limpidi. Ma il suo peso politico elettorale ha convinto in più di un’occasione la Mud ad appoggiare proprio i candidati di Fv, pur di non cedere al Psuv il controllo di storici bastioni oppositori, soprattutto nei municipi che compongono la capitale federale. I pronostici parlano comunque di una possibile alta quota di astensionismo, elemento che renderebbe ancora più debole il valore politico dello scrutinio.

Queste amministrative possono lasciare ad ogni modo dietro di loro alcune tracce nel percorso di ricostruzione democratica. Molte speranze sono sulla presenza di una missione di osservatori (Moe) dell’Unione europea, assente da Caracas da quindici anni. Caldeggiata dal Cne, la presenza della missione Ue ha aperto un dibattito tra chi ritiene si tratti di una generosa legittimazione per il governo di Nicolas Maduro e chi sostiene sia invece l’avvio di un poco reversibile percorso di rientro di Caracas negli standard democratici internazionali. La missione Ue è in Venezuela grazie a un accordo siglato a fine settembre tra Bruxelles e Cne. Un testo che permette, per la prima volta dal 2006, a una missione di compiti di vera e propria “osservazione”, con la possibilità di interagire con i vari attori per tutta la durata del processo, e non di “accompagnamento”, con limiti più definiti dalle autorità locali.

La Moe “effettuerà una valutazione tecnica indipendente di tutti gli aspetti del processo elettorale e proporrà raccomandazioni per migliorare le elezioni future”, spiegava all’epoca Borrell. Un contributo “importante” per portare il Paese ad “elezioni credibili, inclusive e trasparenti” e un sostegno per una “soluzione pacifica e venezuelana della crisi”, ha detto l’Alto rappresentante. L’accordo garantisce alla missione di poter “circolare per tutto il paese”, elemento considerato necessario per impedire che le autorità possano “pilotare” gli osservatori nelle zone allestite per rispettate gli standard internazionali. La Moe potrà inoltre contattare senza restrizioni “tutti i partiti politici, i candidati, i funzionari elettorali e i testimoni delle organizzazioni a scopi politici”, oltre che “tutti gli attori che compongono la società venezuelana”.

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