Venezuela: fermata possibile vittoria delle opposizioni, si ripete il voto nella patria di Chavez

Il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) ha disposto la ripetizione del voto

Venezuela

Il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) del Venezuela ha disposto la ripetizione del voto nello Stato di Barinas, interrompendo – dopo giorni di incertezza sull’esito – uno scrutinio che sembrava favorire Freddy Superlano, il candidato governatore opposto a Argenis Chavez, fratello dell’ex presidente Hugo. La decisione del Tsj, che fissa la riapertura delle urne al 9 gennaio del 2022, è l’ultima di una concitata serie di passaggi destinata a rilanciare polemiche sulla regolarità delle elezioni amministrative del 21 novembre. Lo stato di Barinas, patria e bastione elettorale di Chavez, era rimasto l’unico a non aver proclamato il nome del governatore, a causa di un ritardo nello scrutinio di tre sezioni elettorali. Nel fine settimana il Consiglio nazionale elettorale (Cne) aveva cercato di sbloccare la situazione dando a una giunta ad hoc il compito di verificare se i voti contesi assegnavano o meno la vittoria a Superlano, dato che avrebbe portato a quattro il numero di Stati in mano alle opposizioni, contro i 20 ottenuti dal governativo Partito socialista unito del Venezuela (Psuv).



Lunedì il Tsj ha però accolto il ricorso presentato da Adolfo Superlano – ex deputato di uno schieramento oppositore considerato meno radicale, non imparentato con il candidato governatore -, chiedendo al Cne di bloccare il controllo dello scrutinio. Un ricorso basato su una “presunta violazione dei diritti costituzionali alla partecipazione e al voto”, alla presenza di un clima di “tensione” tra le militanze politiche e alla presenza di impedimento alla candidatura stessa di Freddy Superlano, avanzata in precedenza dalle autorità contabili del Venezuela. Un’eccezione, quest’ultima, che farà discutere: l’aspirante governatore – compagno di partito del noto oppositore Leopoldo Lopez – aveva ricevuto il via libera alla candidatura come “concessione” per garantire la partecipazione al al voto del fronte antigovernativo. Nella serata di lunedì il Cne faceva quindi sapere di aver dato seguito alla decisione della corte suprema.

Da 23 anni la guida dello Stato di Barinas, nella zona sudoccidentale del Paese, è guidato da un familiare dell’ex presidente Chavez, considerato il padre della “Rivoluzione” venezuelana. Dal 1998 al 2008 il governatore è stato Hugo de los Reyes Chavez, padre del capo dello Stato. Dal 2008 al 2017 le sorti dello Stato sono state rette da Adan Chavez, fratello maggiore di Hugo, e dal 2017 ad oggi Barinas ha risposto al governo di Argenis, altro fratello del defunto presidente. Adolfo Superlano, promotore del ricorso che ha dato il via all’intero processo, è stato deputato dal 2015 al 2019, considerato uno degli “alacranes” (“scorpioni”), il termine spregiativo con cui vengono definiti gli oppositori che hanno nel tempo deciso di scendere a patti con il governo di Nicolas Maduro “tradendo” la linea di contrapposizione disegnata da Juan Guaidò.



Secondo i dati diffusi dal Consiglio nazionale elettorale (Cne) il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) si è imposto in 20 Stati su 23. L’opposizione ha invece ottenuto la maggioranza dei voti in tre Stati: Cojedes, Nueva Esparta e Zulia. L’affluenza si è attestata al 41,80 per cento. L’esito delle urne ha spinto il leader oppositore Juan Guaidò a lanciare un nuovo appello per unirsi e “sconfiggere la dittatura”. Secondo Guaidò, il Venezuela “vive in una dittatura” e il 94 per cento dei suoi abitanti vive in uno stato di povertà, inoltre il presidente Nicolas Maduro è indagato dalla Corte penale internazionale, quindi i politici devono capire la volontà di cambiamento espressa da chi ha votato per l’opposizione e da chi si è astenuto dal partecipare. “Questo è stato espresso ieri nel silenzio nelle strade, ed è un impegno ancora più grande per unificarci”, ha aggiunto.

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