Venezuela, il politologo Alarcon: “Dopo le amministrative la resa dei conti nelle opposizioni”

Lo ha detto ad "Agenzia Nova" Benigno Alarcon, politologo e direttore del Centro de Estudios Politicos y de Gobierno dell'Universidad Catolica Andrés Bello

Alacron

Le elezioni amministrative del 21 novembre porteranno a una resa dei conti all’interno delle opposizioni, uno scontro da cui la leadership di Juan Guaidò – nonostante i pochi passi avanti sin qui registrati – potrebbe uscire confermata. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Benigno Alarcon, politologo e direttore del Centro de Estudios Politicos y de Gobierno dell’Universidad Catolica Andrés Bello. “Non dico che sia un tutti contro tutti, ma coinvolgerà i principali leader dell’opposizione”, ha detto Alarcon citando tre nomi: Enrique Capriles, già candidato alla presidenza e fautore della partecipazione delle opposizioni al voto, Henry Falcon, che ha corso alle ultime presidenziali in base a un accordo con lo stesso Nicolas Maduro e Guaidò, che ha fatto sapere di voler esercitare il mandato da presidente “ad interim” anche oltre la scadenza del gennaio 2022. Se, come sembrano prevedere i sondaggi, le opposizioni dovessero perdere, partiranno le “accuse incrociate” tra chi critica la mancanza di convinzione nella sfida elettorale e chi sosterrà che non ci si sarebbe dovuti presentare alle urne.



“Sono due narrative che cercheranno di guadagnare terreno dinanzi all’elettorato”, ha detto Alarcon secondo cui Capriles sta sostanzialmente puntando a “sostituire Guaidò”, sostenendo una linea di maggiore “conciliazione con il governo”, denunciando il fallimento della strategia “muro contro muro” in favore “di una soluzione alternativa che apra una strada elettorale e politica per competere alle elezioni del 2024”. Al momento questa strada è quella che gode di maggiori favori tra le forze politiche, osserva l’analista avvertendo però che “tra la gente le posizioni più concilianti non necessariamente sono quelle che hanno più sostegno”.

“Coloro che parlano di arrivare a governare con calma, battendo la strada più graduale, pagheranno molto in termini di consenso dell’opinione pubblica”, oggi attestata “su livelli di sfiducia enormi”, osserva Alarcon dscrivendo la convinzione diffusa che “una parte dell’opposizione si è già venduta al governo”, rendendo “in qualche modo sospetto” ogni atteggiamento più flessibile. In questo senso potrebbero avvantaggiarsi figure come Maria Corina Machado, oppositrice intransigente che nei mesi non ha esitato a invocare l’intervento armato dall’esterno, o lo stesso Guaidò che non ha mai scommesso come Capriles sulla possibilità di andare al voto. “Nonostante i due anni di insuccesso nel tentativo di governare effettivamente il Paese, la sua stima tra gli oppositori non cala” osserva il docente.



Un ulteriore spartiacque potrebbe presentarsi nel 2022, con la possibilità di convocare un referendum per revocare Maduro, come prevede la Costituzione dopo tre anni di mandato. Uno strumento difficile da non prendere in considerazione, spiega Alarcon. Il referendum “revocatorio” “ha circa l’80 per cento dei favori. Chi se lo intesta segna una linea di demarcazione rispetto a chi preferisce attendere il 2024”, anno in cui, a meno di sorprese, si tornerà ad eleggere il nuovo presidente. Un appuntamento che potrebbe ribaltare gli atteggiamenti dei fronti oppositori: chi si vuole astenere alle amministrative vorrà con forza usare il referendum e chi oggi predica l’importanza di misurarsi alle urne, in un appuntamento che difficilmente potrà essere vinto, farà fatica a dimostrare che il “revocatorio” non sia la strada giusta per far cadere Maduro.

C’è poi da considerare che Paesi come Stati Uniti e Regno Unito continueranno a sostenere il governo “ad interim” di Juan Guaidò, nonostante non abbia un reale controllo del Venezuela, almeno fino a quando non sarà scongiurato il pericolo di restituire a Nicolas Maduro gli asset oggi congelati dalle sanzioni. “Gli Stati Uniti manterranno il loro appoggio soprattutto per la titolarità degli asset”, ha detto Alarcon ricordando il diritto che Washington ha concesso a Guaidò di gestire alcune delle attività venezuelane all’estero.

Dall’altra parte, il governativo Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) è tutt’altro che una forza compatta al suo interno, ma dinanzi a un appuntamento elettorale sa fare quadrato, molto più che le opposizioni, e rinviare ogni conflitto interno. “Quando si sentono minacciati, e rischiano di rimanere senza potere, ovviamente la tendenza è a rinviare i conflitti interni e cercare di fare quadrato”, ha detto Alarcon commentando lo scenario politico delle elezioni amministrative del 21 novembre, le prime dopo anni in cui partecipano diversi partiti delle opposizioni. “In questo, il Psuv è straordinariamente più disciplinato delle opposizioni, sa che i panni sporchi si lavano in famiglia”, ha aggiunto l’analista.

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