Venezuela: niente rinnovo del visto, rientro anticipato per gli osservatori Ue

Secondo fonti "Nova" gli ultimi componenti della missione sarebbero dovuti partire il 13 dicembre

moe venezuela

I membri della Missione di osservatori (Moe) dell’Unione Europea alle elezioni del 21 novembre lasceranno Caracas in anticipo di una settimana rispetto al previsto a causa del mancato rinnovo dei visti da parte del governo del Venezuela. Lo riferiscono fonti di “Agenzia Nova” segnalando che gli ultimi componenti della missione – secondo accordi con il Consiglio nazionale elettorale (Cne) – sarebbero dovuti partire il 13 dicembre e non, come confermato oggi, domenica 5. Al termine del lavoro di osservazione, la Moe aveva prodotto un rapporto preliminare nel quale, pur individuando miglioramenti nei vari aspetti del processo elettorale, tornava ad evidenziare alcuni problemi tra cui il mancato rispetto della separazione dei poteri. Il presidente Nicolas Maduro, che il giorno delle elezioni aveva elogiato il lavoro “all’altezza” dei tecnici, ha nei giorni successivi definito quella dell’Ue una missione di “spie” giunte nel Paese per “infangare il processo elettorale”.



La presenza della Moe in Venezuela, dopo oltre quindici anni di assenza, ha rappresentato una novità sostanziale nella vicenda politica venezuelana. Caldeggiata dal Cne, la presenza della missione Ue ha aperto un dibattito tra chi ritiene si trattasse di una generosa legittimazione per il governo Maduro e chi sostiene fosse invece l’avvio di un poco reversibile percorso di rientro di Caracas negli standard democratici internazionali. La Moe fa sapere in una nota che tornerà in Venezuela “a inizio 2022 per presentare il rapporto finale e le raccomandazioni per i prossimi appuntamenti”. La missione Ue si è recata in Venezuela grazie a un accordo siglato a fine settembre tra Bruxelles e Cne. Un testo che permetteva, per la prima volta dal 2006, a una missione di svolgere compiti di vera e propria “osservazione”, con la possibilità di interagire con i vari attori per tutta la durata del processo, e non di “accompagnamento”, con limiti più definiti dalle autorità locali.

La Moe “effettuerà una valutazione tecnica indipendente di tutti gli aspetti del processo elettorale e proporrà raccomandazioni per migliorare le elezioni future”, spiegava all’epoca l’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell. Un contributo “importante” per portare il Paese ad “elezioni credibili, inclusive e trasparenti” e un sostegno per una “soluzione pacifica e venezuelana della crisi”, ha detto l’Alto rappresentante. L’accordo garantiva alla missione di poter “circolare per tutto il paese”, elemento considerato necessario per impedire che le autorità possano “pilotare” gli osservatori nelle zone allestite per rispettate gli standard internazionali. La Moe poteva inoltre contattare senza restrizioni “tutti i partiti politici, i candidati, i funzionari elettorali e i testimoni delle organizzazioni a scopi politici”, oltre che “tutti gli attori che compongono la società venezuelana”.



Nel rapporto preliminare pubblicato il 23 novembre la Missione di osservazione elettorale dell’Unione europea aveva dichiarato che le condizioni elettorali in cui si sono svolte le elezioni amministrative in Venezuela di domenica 21 novembre sono state migliori rispetto agli anni precedenti vista la partecipazione dell’opposizione. Sono tuttavia emersi alcuni problemi definiti come “carenze strutturali” nei processi elettorali. Tra questi, la Missione Ue cita l’arbitraria estromissione politica dei candidati e la disparità di accesso ai media. Il rapporto finale sarà rilasciato alla fine di gennaio o all’inizio di febbraio.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS