Venezuela, politologo Trepiccione: “Voto a Barinas occasione di svolta per le opposizioni”

Lo ha detto ad "Agenzia Nova", Piero Trepiccione, vicedirettore del centro di studi sociali Gumilla

Trepiccione

La ripetizione delle elezioni nello Stato di Barinas, frutto di una decisione della giustizia “offensiva”, rappresenta per le opposizioni venezuelane un’occasione “d’oro” per essere di nuovo protagonista. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Piero Trepiccione, politologo e vicedirettore del centro di studi sociali Gumilla. Barinas è l’unico stato a non aver eletto un governatore alle amministrative del 21 novembre: la Corte suprema (Tsj) ha infatti annullato lo scrutinio, che vedeva in vantaggio il candidato oppositore Freddy Superlano, e ordinato la ripetizione al 9 gennaio. “Le opposizioni hanno la possibilità di trasformare Barinas in una vera e propria battaglia epica”, ha detto Trepiccione segnalando che la decisione del Tsj – “un insulto all’intelligenza” -, rappresenta per il governo una “sconfitta morale ed etica”, e ha “riallineato il Paese attorno alle opposizioni”. Sarà ovviamente necessario che i leader disegnino una strategia comune e possano “appoggiare tutti, come in gran parte stanno facendo, il candidato Sergio Garrido“, l’unico che ha sin qui resistito ai veti della giustizia.



Occorre studiare nuove strategie, sottolinea il politologo, come quella che ha portato gran parte delle opposizioni a ripresentarsi alle amministrative di novembre, dopo anni di lontananza dalle urne. Una scelta che Trepiccione ritiene appropriata, perché “se è vero, come evidenzia anche il rapporto preliminare degli osservatori dell’Unione Europea, che le elezioni non hanno tutte le garanzie dovute”, è proprio “partendo dalla partecipazione che si innescano i cambiamenti. L’essersi presentati al voto, uscendo vincitori seppur di poco, ha costretto il governo a gettare la maschera”, con l’annullamento arbitrario dello scrutinio. “Se non si fossero presentati, il ‘chavismo’ avrebbe portato a casa la vittoria e nessuno avrebbe protestato”. Ma occorre anche mettere fine alle battaglie di leadership nel fronte anti governativo, aggiunge Trepiccione, avvertendo che la mancanza di convergenza su candidati unici ha concesso al governativo Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) di vincere in quasi tutti gli Stati e comuni, pur avendo ottenuto “circa il 14 per cento del sostegno popolare, in grande calo rispetto alle precedenti elezioni”.

D’altro canto, prosegue l’analista e docente presso la Universidad Católica Andrés Bello (Ucab), dopo il caso Barinas il governo non può permettersi troppi passi falsi, “anche in vista del processo di pace che dovrebbe riprendere, in Messico, nel 2022”. Un negoziato sospeso per iniziativa del governo, ma che – se dovesse andare a buon fine – potrebbe permettere a Caracas di riattivare alcuni canali importanti, a partire dal Fondo monetario internazionale (Fmi). “Il governo ha bisogno dell’Fmi per rimettere in piedi l’industria petrolifera, le infrastrutture e fare fronte a una crisi umanitaria complessa che è tutt’altro che una immagine di propaganda”, come dimostra l’avvio di una nuova ondata migratoria verso gli Stati Uniti. Questa necessità, unita alla speranza del governo di vedersi rimuovere le sanzioni, potrebbero permettere alle opposizioni di giocarsi – in sede di negoziato – altre due possibili uscite dalla crisi: “nuove elezioni amministrative, questa volta con più ampia partecipazione e osservazione internazionale, o anche l’anticipo delle presidenziali”, al momento fissate al 2024.



Rimane in tutto ciò il problema di una opposizione “che non ha fatto autocritica, con leader che lavorano per mantenersi al comando delle rispettive fazioni, impedendo il rinnovamento quando perdono il sostegno popolare”, sottolinea il responsabile del centro gesuita. Nel gennaio del 2019, la figura allora nascente di “Juan Guaidò poteva contare sul 65 per cento dei consensi, ma le troppe aspettative create, a fronte dei pochi risultati, hanno finito per disperdere questo patrimonio”. Una crisi di credibilità che si è aggravata quando, col passare dei mesi, il governo ad interim ha “mostrato poca trasparenza” nella gestione degli asset congelati dalle sanzioni e ricevuti in gestione dagli Usa. Casi in cui si sono “perpetuati gli stessi errori, di corruzione e arricchimento a fronte della situazione di crisi nel paese, che si rimproverano al governo”, spingendo l’elettorato a perdere fiducia “tanto nell’una come nell’altra parte politica”. Le ultime elezioni amministrative, non a caso, hanno premiato candidati con un profilo “meno ideologico” e “più legate alle esigenze del territorio”.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS