Verso lo stop alla somministrazione del vaccino AstraZeneca sotto i sessant’anni di età

Atteso per oggi il nuovo parere del Comitato tecnico-scientifico in merito all'utilizzo del siero

La somministrazione del vaccino AstraZeneca solo a chi ha più di 60 anni di età. Dovrebbe essere questo il nuovo parere, atteso per oggi, da parte del Comitato tecnico-scientifico (Cts), in merito all’utilizzo del siero, alla luce delle perplessità sollevate da diversi scienziati sul suo uso su ragazzi e donne più giovani. Un cambio di rotta, quindi, rispetto agli “open day” organizzati in alcune Regioni con l’obiettivo di vaccinare proprio i soggetti di età superiore ai 18 anni. Una marcia indietro che porterebbe con sé dei nodi da sciogliere, a cominciare da quello dei richiami. “Tutti i vaccini sono sicuri”, le parole pronunciate ieri a palazzo Madama, durante il question time, dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Una conferma, in tal senso, arriva anche dall’ultimo rapporto di farmacovigilanza dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che segnala come gli episodi di trombosi venose intracraniche ed in sede atipica, con riferimento ad AstraZeneca, siano “in linea con quanto osservato a livello europeo (1 caso ogni 100.000 prime dosi somministrate, nessun caso dopo seconda dose), prevalentemente in persone con meno di 60 anni”.

Il comitato per la sicurezza (Prac) dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha concluso che le persone che hanno precedentemente avuto la sindrome da perdita capillare non devono essere vaccinate con Vaxzevria, il vaccino anti Covid sviluppato da AstraZeneca. Lo si apprende da Ema che ha spiegato che il comitato ha inoltre concluso che la sindrome da perdita capillare dovrebbe essere aggiunta alle informazioni sul prodotto come nuovo effetto collaterale del vaccino, insieme a un avvertimento per sensibilizzare gli operatori sanitari e i pazienti su questo rischio. La sindrome da perdita capillare è una condizione molto rara e grave che causa perdita di liquidi dai piccoli vasi sanguigni (capillari), con conseguente gonfiore principalmente alle braccia e alle gambe, bassa pressione sanguigna, ispessimento del sangue e bassi livelli ematici di albumina (un’importante proteina).

Il comitato ha effettuato una revisione approfondita di sei casi di sindrome da perdita capillare in persone che avevano ricevuto Vaxzevria. La maggior parte dei casi si è verificata nelle donne ed entro quattro giorni dalla vaccinazione. Tre delle persone colpite avevano una storia di sindrome da perdita capillare e uno di loro successivamente è morto. Al 27 maggio 2021, nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo e nel Regno Unito erano state somministrate più di 78 milioni di dosi di Vaxzevria. Il Prac continuerà a monitorare i casi della condizione e intraprenderà tutte le ulteriori azioni necessarie, ha spiegato Ema.

Intanto la campagna vaccinale prosegue, sono pari a 40.504.155 le dosi di vaccino contro il Covid-19 finora somministrate nel nostro Paese, l’89,4 per cento del totale di quelle consegnate, che sono fino a questo momento 45.284.269. In particolare, 30.633.232 dosi consegnate sono di Pfizer-BioNTech, 4.097.767 di Moderna, 8.993.570 di Vaxzevria (AstraZeneca) e 1.559.700 di Janssen (J&J). Le persone che hanno completato il ciclo vaccinale sono 13.654.623, pari al 25,17 per cento della popolazione over 12. Lo si legge nell’ultimo report online del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.

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