Yemen, ministro Esteri: “Italia può giocare ruolo positivo grazie a sua posizione in Ue”

Le dichiarazioni ad “Agenzia Nova” di Ahmed Awad bin Mubarak a margine dei Med Dialogues in corso a Roma

yemen sana'a

L’Italia con la sua posizione all’interno dell’Unione Europea può giocare un ruolo positivo sulla questione dello Yemen, “soprattutto perché gli italiani comprendono bene questa regione e la sua cultura”. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova”, il ministro degli Esteri dello Yemen, Ahmed Awad bin Mubarak, parlando a margine dei Med Dialogues in corso oggi a Roma. Il ministro ha voluto sottolineare in merito alla possibilità per gli italiani di recarsi nel Paese che “ci sono diverse regioni dello Yemen che si sono liberate” e gli italiani “possono tornare per rilanciare i loro progetti e collaborare con il governo riconosciuto”. Interrogato sulla situazione del Paese, dove dal 2014 infuria una guerra civile tra governo riconosciuto e ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran, il ministro ha dichiarato: “Sul terreno c’è una grande escalation militare, c’è anche un’iniziativa da parte della coalizione araba, sostenuta dalle Nazioni Unite e dal governo yemenita riconosciuto dalla società internazionale, il cui punto più importante è il cessate il fuoco. Così come un altro punto importante come il rilancio del piano economico. Tuttavia, gli Houthi hanno rifiutato tutte queste iniziative di pace, negli ultimi giorni hanno aumentato i loro attacchi, sulla maggior parte delle regioni”.



Il ministro: “Escalation in Yemen avrà impatto sulla situazione umanitaria”

Secondo il ministro, l’escalation di questi giorni avrà “avrà un impatto sulla situazione umanitaria, soprattutto a Marib”, unica città del nord dello Yemen ancora sotto il controllo delle forze governative in cui negli anni hanno trovato rifugio migliaia di sfollati provenienti dai territori controllati dagli Houthi. “Speriamo che l’Italia con la sua posizione all’interno dell’Unione Europea svolga un ruolo positivo sulla questione dello Yemen, soprattutto perché gli italiani comprendono bene questa regione e la sua cultura”, ha dichiarato il ministro. “Molto importante è anche il rafforzamento della cooperazione tra il governo italiano e quello yemenita”, ha aggiunto il ministro sottolineando come, oltre all’impegno dell’Italia a sostegno dello Yemen tramite la conferenza dei donatori, anche il lavoro in campo culturale a sostegno degli studenti yemeniti. Inoltre per il ministro, l’Italia può esercitare pressioni sull’Iran, attraverso l’Unione europea, affinché porti avanti l’iniziativa di pace.

Ambasciate straniere occupate

I ribelli sciiti yemeniti Houthi “non rispettano il diritto internazionale” e diverse ambasciate e sedi diplomatiche sono state occupate dai miliziani filo-iraniani, ha aggiunto Ahmed Awad bin Mubarak. “Hanno rilasciato alcuni dipendenti, ma molti altri sono ancora agli arresti”, afferma il ministro, secondo cui sono decine di migliaia gli yemeniti attualmente incarcerati nelle carceri degli Houthi. Il ministro osserva che gli Houthi stanno utilizzando gli arresti anche di giornalisti come mezzo di pressione sulla comunità internazionale. “Hanno condannato diversi giornalisti alla pena di morte e, come sapete, hanno già ucciso civili, compreso un bambino, due mesi fa”, sottolinea il ministro, che ci tiene a ricordare che per la prima volta in Yemen “le donne vengono arrestate, torturate e violentate, contrariamente alle nostre tradizioni”. Il Consiglio di sicurezza “aveva condannato funzionari dell’organizzazione Houthi per tortura e stupro di donne”, aggiunge il ministro.



Ribelli Houthi non interessati alla pace

I ribelli sciiti yemeniti Houthi “non hanno interesse per la pace, vogliono che la guerra duri per raggiungere il loro obiettivo ovvero propagare le loro idee”, ha aggiunto il capo della diplomazia yemenita. Descrivendo le ragioni che spingono gli Houthi a rifiutare le proposte di pace, il ministro ha sottolineato che i ribelli appoggiati dall’Iran “credono di essere superiori agli yemeniti e che sono scelti da Dio per governare questo paese, per questo non accetteranno la democrazia”. Il responsabile della diplomazia del governo riconosciuto di Aden ha inoltre ricordato come gli Houthi stiano usando l’aeroporto di Sana’a per sviluppare missili balistici e droni per scopi militari, come dimostrato da diversi filmati. “Gli Houthi hanno usato l’aeroporto di Sana’a come argomento di negoziazione. Nonostante abbiamo offerto diverse iniziative per la riapertura dell’aeroporto essi stanno compiendo una fuga in avanti per continuare a utilizzare la questione dell’aeroporto come una leva di pressione”, ha sottolineato il ministro.

Secondo Awad bin Muharak, gli Houthi stanno guadagnando molto dalla guerra con importanti entrate derivanti dai traffici illeciti e dall’impiego dei loro miliziani al servizio di Teheran. Proprio in merito agli armamenti forniti dall’Iran e come riesca Teheran a farle giungere nei territori controllati dai ribelli sciiti, il ministro ha affermato: “I confini marittimi dello Yemen sono troppo ampi, oltre a un ruolo indebolito della Guardia costiera, quindi gli Houthi ne stanno approfittando per aumentare il traffico di armi”. In merito ai negoziati per il rilancio sul nucleare che hanno preso il via lo scorso 29 novembre a Vienna, Awad bin Muharak ha affermato che gli iraniani stanno cercando di utilizzare la situazione regionale per fare pressioni sulla comunità internazionale. “Non permetteremo all’Iran di utilizzare la questione dello Yemen nei loro negoziati” sul nucleare, ha dichiarato il responsabile della diplomazia del governo riconosciuto di Aden.

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